Stagione 1973/1974 - Serie B
 
UN CAMPIONATO STUPENDO, CON IL QUINTO POSTO FINALE. POI, PURTROPPO, LO SCANDALO DELL'ULTIMA GIORNATA

Il campionato 1973-74, ritorno in serie B dopo otto anni di vita grama, si chiude in modo amaro: non tanto per la classifica, che, anzi, è magnifica (quinto posto con Palermo e Taranto), ma per una sconcertante vicenda che ne inquina la "coda". Parliamo subito di questo caso; "depuriamo" una stagione dalle sue pagine più brutte, per lasciare poi il giusto spazio alle cose più gradevoli.

Il torneo volge al termine, mancano solo 90' alla conclusione. Il Parma veleggia a ridosso delle "grandi". In testa i giochi sono ormai fatti, non altrettanto sta avvenendo in coda. Tre le retrocessioni: Catania e Bari sono già condannate; rischiano la stessa fine Perugia e Reggina (p. 32) e Reggiana (p. 33). L'ultimo turno riserva un agevole impegno casalingo ai calabresi (con il Brindisi, ormai salvo); una trasferta insidiosa ma non drammatica alla Reggiana (in casa dell'Arezzo, pure lui tranquillo) e un compito pressochè proibitivo al Perugia, che deve venire a Parma. Il regolamento prevede che a parità di punti sarà determinante la differenza reti, che, al momento, privilegia nettamente il Perugia.

Il 13 giugno 1974, mentre la Reggina si impone al Brindisi (1-0) e la Reggiana pareggia ad Arezzo (2-2), il Perugia espugna clamorosamente il "Tardini" (0-2). In serie C vanno i calabresi insieme al Bari e al Catania. Una sconfitta amara per i crociati, decisa da due reti di Scarpa, con fulminei contropiedi sul filo del fuorigioco: insomma, un epilogo sgradevole, ma nessuno nutre dubbi sulla regolarità della gara. Da Reggio Calabria, invece, rimbalzano subito violente accuse di "connivenza" con il... nemico, da parte di alcuni calciatori crociati; si fanno addirittura i nomi; si citano circostanze e personaggi, ma tutti sembrano avere la coscienza tranquilla. In effetti ben pochi fra gli sportivi credono ad un "trucco", e ben presto l'attenzione si sposta sulla nuova formazione che Del Grosso sta approntando.

Formazione del Parma, stagione 1973/1974
 
In piedi da sinistra: Andreuzza, Rizzati, Benedetto, Regali, Sega;
accosciati: Daolio, Colonnelli, Gasparroni, Volpi, Bertoni, Capra.
 
La rosa

Bertoni

Italia
Capra Italia
Gasparroni Italia
Andreuzza Italia
Benedetto Italia
Daolio Italia
Colonnelli Italia
Repetto Italia
Rizzati Italia
Volpi Italia
Sega Italia
Manfredi Italia
Moruzzi Italia
Morra Italia
Spadetto Italia
Regali Italia
Biagini Italia
Toscani Italia
Ragonesi Italia
Donzelli Italia
Epifano Italia
Neumair Italia
Dardani Italia
All. Sereni
Presidente Arnaldo Musini


 
La classifica

Varese

51
Ascoli 51
Ternana 50
Como 46
Parma 39
Taranto 38
Palermo 38
Spal 38
Novara 38
Arezzo 37
Brescia 36
Atalanta 36
Avellino 35
Catanzaro 35
Brindisi 34
Reggiana 34
Perugia 34
Reggina 34
Bari 28
Catania 26

Il 25 luglio però ecco la "bomba". La Commissione di inchiesta della FIGC informa che la partita Parma-Perugia è "sospetta". L'inquisitore federale interroga in una trattoria di Collecchio tre calciatori crociati, per il momento solo come testimoni. Ma tutti smentiscono. Si scopre anche che qualche giorno prima della gara al Circolo di lettura un "emissario" perugino ha effettivamente cercato qualche aggancio per arrivare ai calciatori locali e addomesticare la partita, offrendo una somma consistente.

Il processo a carico del Perugia viene fissato per il 26 agosto a Milano. C'è molta attesa, soprattutto a Parma, mentre i giornali accennano a presunte intimidazioni nei confronti dei giudici. Il procedimento si trasforma in una sorta di farsa: i tre parmigiani coinvolti nel tentativo si presentano regolarmente, ma vengono dichiarati "non credibili"; cadono quindi tutte le fonti di accusa e il processo si riduce ad un monologo in favore del Perugia che viene assolto. Qualche anno dopo, un dirigente umbro, venuto a Parma per trattare l'acquisto di Redeghieri, confermerà che corruzione ci fu, fornendo anche i nomi. Tre giocatori di primo piano dislocati in vari reparti della squadra. Ma per la cosiddetta giustizia sportiva, tutto regolare. In tutto questo pasticcio, i dirigenti hanno ampie e ripetute occasioni per dimostrare la loro assoluta estraneità. E l'opinione pubblica ci crede.

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Intanto matura all'interno del sodalizio un'importante novità: il comm. Ermes Foglia lascia. Tocca al comm. Arnaldo Musini, imprenditore nel settore dei prosciutti, assumere la presidenza. E comincia subito bene.

Del Grosso lavora con la consueta professionalità. Deve rinunciare allo stopper Colzato, in più se ne vanno Furlan, Cappellotto, Grisendi, Gioia, Gavino, Zanotti, Basili, Vigevani e Paganini. Massiccia la contropartita in arrivo: il d.s. sta veramente cambiando la "filosofia" del club: per guadagnare domani, bisogna spendere oggi. Vengono anzitutto riscattati Daolio e Colonnelli (15 milioni); Sega e Biagini (20 milioni). In più vari acquisti: il portiere Manfredi (Torino); il difensore Gasparroni (Catanzaro); lo stopper Andreuzza (Turris), oltre ai prestiti, dalla Sampdoria, dell'ala-centravanti Spadetto e del centrocampista Repetto.

Il ritiro, come al solito, si svolge a Bedonia. Sereni guida magistralmente la squadra e riesce abilmente a superare senza rilevanti conseguenze gli infortuni di due pedine importanti come Biagini (fuori per 16 giornate) e Colonnelli (fuori per 19). I punti arrivano, soprattutto in casa (fuori, non si vincerà neanche una gara), in una classifica sempre più tranquilla. Nel frattempo, ecco altre due tegole: uno strappo muscolare per Bertoni (sei partite di assenza) e una frattura per Sega che toglie per 20 giornate al complesso uno dei goleadores. Il suo sostituto, Spadetto, dimostra imprevedibili impaccio e impreparazione, smentendo clamorosamente i suoi sostenitori. Fra partite intere e altre part-time scende in campo solo una quindicina di volte, senza realizzare neanche un gol e finendo in modo veramente inglorioso la sua permanenza a Parma.

Per fortuna il trainer crociato si ritrova fra le mani un Repetto eccezionale per temperamento, generosità e tecnica: alla fine del torneo saranno proprio il sampdoriano ed il nuovo stopper Andreuzza le più belle rivelazioni, sulle stesse linee di rendimento dei sempre bravissimi Bertoni, Daolio, Benedetto, Rizzati e Volpi.

Notevole come si è visto, l'incidenza degli infortuni sul rendimento della squadra. E spesso discutibile anche il comportamento degli arbitri, fra i quali il catanzarese Panzino si segnala per una dimostrazione di incredibile "fiscalità" naturalmente a danno dei crociati. Il derby Reggiana-Parma ha già superato il 90' da svariati secondi, il direttore di gara (Panzino, appunto) sembra intenzionato a proseguire il recupero, quando Rizzati, arrivato solo davanti al portiere granata, spara a rete: l'estremo difensore reggiano attenua le velocità della palla che però prosegue verso la linea bianca e sta per superarla. Proprio in quell'attimo, ecco il fischio finale: non è gol, tempo scaduto. Rizzati, che già aveva esultato per la rete, si getta a terra disperato. E' una beffa sicuramente. Ma la Reggiana si salva dalla sconfitta e, con questo punto, dalla retrocessione.

Nonostante tutto questo; nonostante un finale di campionato balordo (nelle ultime sei partite, tre pareggi e tre sconfitte, di cui due interne); nonostante la mancanza di vittorie esterne, il Parma chiude al quinto posto. "Volevamo solo salvarci, siamo arrivati ben oltre. Mi pare che si debba essere soddisfatti" commenta il presidente Musini. Poi, l'inghippo Perugia.

(tratto dal libro "Tutto il Parma minuto per minuto")

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