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Perugia |
49 |
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Como |
46 |
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Catanzaro |
45 |
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Verona |
45 |
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Palermo |
43 |
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Atalanta |
39 |
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Genoa |
38 |
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Foggia |
38 |
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Brescia |
37 |
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Pescara |
36 |
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Sambenedettese |
36 |
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Novara |
35 |
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Spal |
35 |
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Brindisi |
35 |
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Taranto |
35 |
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Avellino |
34 |
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Alessandria |
34 |
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Reggiana |
34 |
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Arezzo |
33 |
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Parma |
30 |
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La
squadra non parte male, ma presto affiorano evidenti lacune: i due
terzini titolari (Mantovani e Ferrari) non offrono la stessa copertura dei
precedessori; Corbellini non fa certo dimenticare Regali; Barone stenta
molto ad inserirsi; Volpi, tenuto spesso in panchina, apre con l'allenatore
un contenzioso polemico piuttosto grave, che non lascia indifferenti
soprattutto i "vecchi", legati fra loro da amicizia stretta. Con la
riapertura delle liste, a novembre, Del Grosso mette a disposizione di
Sereni anche Carelli, che però non si rivelerà particolarmente utile.
Alla fine
del girone di andata, il Parma con 17 punti naviga nelle posizioni basse
della classifica, fuori di appena due lunghezza dalla zona
retrocessione. Il pubblico è insoddisfatto, naturalmente. Si spera in un
miglioramento, ma evidentemente è stato sbagliato il "taglio" e il vestito
non si aggiusta più. Sereni scalpita, cerca di prendere le distanze da Del
Grosso, di inventare qualcosa. Sente che il suo prestigio, consacrato anche
dalla conquista del "Seminatore d'oro 1974", vacilla e mostra una fino ad
ora sconosciuta labilità di carattere. Se ne ha prova quando
scoppia un altro scandalo, questa volta più grave perchè coinvolge
direttamente la società, legato alla partita Parma-Verona, perduta dai
crociati per 1-0 ma tuttavia sospettata di essere stata preceduta da un
tentativo di "combine" da parte di emissari parmensi.
Tutto
parte da una denuncia del Verona, qualche giorno prima della gara. Il Parma
avrebbe messo in atto un'azione per prefissare un pareggio, particolarmente
prezioso in un momento nel quale la squadra sta accusando un sensibile calo
di rendimento. L'iniziativa, secondo l'accusa, sarebbe partita da un ex
calciatore, Silvio Smersy, ormai fuori attività. Ma avrebbe trovato
l'avallo di un tesserato. Tutti negano però. I dirigenti cercano di capirci
qualcosa, ma inutilmente. Il fatto che la squadra abbia anche perduto, pare
allontanare ogni sospetto. Ma la Commissione di inchiesta acquisisce
elementi decisivi, che chiamano in causa l'allenatore crociato,
caduto in uno squallido tranello proprio pochi minuti prima della partita
incriminata. Avvicinato nel corridoio degli spogliatoi dall'allenatore
veronese Mascalaito (imbeccato dall'inquisitore avv. Porceddu) affronta il
tema pareggio e insiste perchè "un punto va bene per tutti".
Frase ascoltata dallo stesso Porceddu, che si trova nei pressi.
Sereni
però non se ne accorge e continua ufficialmente a negare, mentre la squadra
va sempre più giù. A questo punto i dirigenti mandano via Sereni,
dandone l'annuncio con questo comunicato: "Di fronte ai risultati
negativi delle ultime partite, al fine di superare il difficile momento che
la squadra attraversa, il Consiglio decide di esonerare dal suo attuale
incarico l'allenatore Giorgio Sereni e di affidare la squadra stessa al sig.
Renato Gei". E' evidente che alla delusione per i risultati sul campo,
si accompagna anche il disappunto per una situazione fermentata
completamente al di fuori della dirigenza e della quale non si riesce a
venire a capo. Pare strano a tutti che nè Del Grosso nè il segretario
Schiavi non abbiano percepito nessun elemento "sospetto".
Improvvisamente, e clamorosamente, il 26 maggio, Giorgio Sereni invia
al presidente federale della Commissione di inchiesta avv. De Biase una
"memoria" nella quale ritrattava la propria deposizione negativa del
30 aprile e ammette le proprie responsabilità. Dice di avere ceduto,
al sabato sera, nel ritiro di Monticelli, alle reiterate insistenze di
Silvio Smersy per concordare un pareggio (l'ex crociato sosteneva di avere
già perfezionato gli accordi). Nel contempo Sereni esclude ogni
responsabilità dei dirigenti; ribadisce di avere agito a titolo personale,
in un momento di particolare tensione, determinata dal cattivo andamento
della squadra. Quali i motivi del repentino "pentimento" del trainer
crociato? Non ci sono dubbi: se avesse insistito nei suoi dinieghi, dopo
aver pronunciato la famosa frase "un punto va bene per tutti" in presenza di
un inquisitore federale, avrebbe rischiato la radiazione.
Il Parma
si sente forte della sua sicura innocenza, ma il principio della
responsabilità oggettiva rende le previsioni piuttosto fosche. Il
processo si svolge a Milano. L'accusa chiede sei punti di penalizzazione per
la squadra; due anni di squalifica per Sereni e la radiazione per Silvio
Smersy. La sentenza commina tre punti di penalizzazione in
classifica; due anni a Sereni e la radiazione per Smersy. Le reazioni in
loco sono vibrate: il presidente Musini minaccia di dimettersi, anche
l'arbitro Michelotti parla di "offesa alla città", ma, tutto sommato, non si
può nemmeno parlare di sentenza spietata.
Intanto,
Gei sta conducendo abbastanza bene la squadra, nella quale ha riportato un
pò di serenità. Pareggia a Catanzaro, dove fa debuttare il giovane
Redeghieri (1-1, rete di Bonci su rigore) e vince in casa con il Taranto
(gol del "riconsacrato" Volpi e di Bonci). La sentenza di Milano arriva
proprio alla vigilia del derby contro la Reggiana: solo un risultato
utile al "Mirabello" potrebbe alimentare qualche speranza. Niente. Il Parma
è sconfitto per 1-0 al termine di una partita dominata: 16 calci d'angolo a
favore ed un palo di Corbellini.
Inutili
le altre due partite (0-0 con Avellino e 1-1 a Brescia). Il Parma chiude
all'ultimo posto con 30 punti e retrocede, insieme con Arezzo e
Alessandria. Nel frattempo, i dirigenti, considerato che il Parma sarebbe
retrocesso anche senza la penalizzazione, hanno già annunciato il ritiro
del ricorso alla CAF contro il verdetto di Milano.
(tratto dal libro "Tutto
il Parma minuto per minuto")
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