Stagione 1983-1984 - Serie C1
 

PERANI PARTE ALLA GRANDE, POI RALLENTA, PRIMA DEL RUSH FINALE CHE RIPORTA LA SQUADRA IN SERIE B

E arriva la seconda promozione dell'era Ceresini in coincidenza con la prima della gestione Sogliano. La stagione precedente si è chiusa con risultati modesti, ma, almeno, la squadra ha acquisito il diritto a disputare la Coppa Italia con società di
A e di B, quindi con maggiori possibilità di qualificare l'immagine sociale ma, soprattutto, di poter contare su qualche incasso consistente, se il sorteggio si rivelerà amico. (E lo sarà, perchè nel girone del Parma verranno estratte per la A, l'Inter e l'Avellino, entrambe al Tardini).

Con grossi titoli sulla Gazzetta di Parma, Ceresini annuncia: "Non posso più fare pazzie, mi sono già impegnato per tre miliardi e non posso andare oltre". Mentre Sogliano incalza: "Tutti i giocatori sono in vendita: dobbiamo risanare il bilancio e ringiovanire l'organico". Le premesse, insomma, non sono esaltanti, ma proprio in questa estate del 1983 cominciano a farsi sentire gli effetti del "nuovo corso" instaurato dal direttore generale. Infatti, proprio nei mesi di luglio e agosto maturano diverse non irrilevanti novità.

Formazione del Parma - Stagione 1983/1984

In piedi da sinistra: Gandini, Marocchi, Panizza, Ascagni, Pioli, Barbuti;
accosciati: Salsano, Davin, Mariani, Aselli, Murelli.
 
La rosa

Gandini

Murelli
Davin
Stoppani
Pioli
Panizza
Aselli
Mariani
Pin
Marocchi
Salsano
Di Pietropaolo
Barbuti
Frara
Cannata
Bertozzi
Farsoni
Ascagni
Dorè
All. Perani
Presidente Ernesto Ceresini


La classifica

Parma

48
Bologna 48
Vicenza 44
Brescia 39
Spal 39
Carrarese 39
Rondinella 39
Ancona 37
Reggiana 34
Treviso 32
Modena 32
Rimini 30
Legnano 29
Sanremese 29
Prato 27
Fano 26
Fanfulla 25
Trento 12

 

 

 

Frara in azione
L'attaccante Frara

 

 

 

 

Il difensore Farsoni durante un match
Il difensore Farsoni

 

 

 

 

Davin riposa in panchina
Il terzino Davin

 

 

 

 

L'idolo Massimo Barbuti
L'attaccante Massimo Barbuti

 

 

 

 

Ascagni, attaccante del Parma
L'attaccante Ascagni

 

 

 

 

Panizza durante un allenamento
Il libero Panizza

 

 

 

 

Di Pietropaolo
Il centrocampista Di Pietropaolo

 

 

 

 

Stefano Pioli esulta a Sanremo
Stefano Pioli dopo il gol a Sanremo

Il Consorzio del prosciutto "rinforza" il suo contributo di sponsorizzazione, che non è grande cosa se preso a sé ma che rappresenta pur sempre un gesto di solidarietà e di appoggio, tanto più significativo se si tiene conto dello statuto dell'ente che non prevede espressamente interventi del genere. In cambio, Ceresini "apre" ai prosciuttai più appassionati e chiama alla vicepresidenza il cav. Nando Lori, già presidente del Felino e consigliere dello stesso Parma in epoca precedente, e Gino Manici. Anche in questa operazione si avverte lo zampino del direttore generale, che vuole veramente dare uno scossone ad una realtà ferma da troppi anni e pericolosamente bloccata su di un solo uomo, chiamato a sacrifici ingiusti e assurdi per mantenere in vita il calcio a Parma. Tutto questo mentre il pubblico mostra con segni evidenti di adattarsi malvolentieri a un ruolo così modesto della propria squadra.

Sogliano inventa anche un altro capitolo, nel quadro del rinnovamento in atto. Sempre in accordo con Ceresini, decide di rinunciare alla vecchia e pur gloriosa maglia crociata, per sostituirla con un'altra divisa più moderna, stilizzata, che nel contempo privilegi maggiormente il marchio dello sponsor. In altri tempi, le reazioni degli sportivi —specialmente di quelli meno giovani— sarebbero state roventi. Già trent'anni prima, il presidente principe Bonifazio Meli Lupi di Soragna aveva abbandonato la croce ("porta sfortuna", dicevano in tanti) per una nuova maglia in diverse versioni del giallo e del blu (i colori della città): si erano registrate polemiche e qualche anno dopo (1958) il rag. Pino Agnetti l'aveva ripristinata, in uno dei tanti momenti difficili della società, ottenendo vivi consensi. Con Sogliano, riecco il Parma in giallo e blu, una foggia che richiama un po' le tenute dei clubs sudamericani.

Più che a questo, comunque, l'attenzione degli sportivi è rivolta al nuovo Parma, ormai in fase di radicali cambiamenti. Poco importa se il nuovo trainer si conosce dopo che sono già state definite varie operazioni di vendita e di acquisto. Ceresini non vuole più sbagliare, cerca l'uomo giusto e Sogliano comincia una ampia ricognizione che richiede un congruo lasso di tempo. Primo interpellato è Fascetti, un giovane tecnico già al Varese, che il direttore generale gialloblù conosce molto bene, ma l'affare sfuma e si propongono tanti altri nomi (Bolchi, Magni, Roboni, G.B. Fabbri, Fogli,Perani; poi, anche Catuzzi e Orrico e perfino l'anziano Caciagli). Si va un po' per le lunghe e intanto Sogliano procede nelle vendite e nel ringiovanimento.

Il libero Biagini va all'Avellino e il centrocampista Pari alla Sampdoria: due giocatori in serie A (senza contare Orsi alla Lazio), non era mai capitato al Parma. Altre partenze: Albinelli (Bologna); Allievi (già in prestito, definitivo al Fano); Bulgarani (Legnano); Matteoni (Massese); Sabatini (Pro Patria); Tomassoni (Varese); Venturelli (Bari, poi Akragas); Larini (Reggiana), Bianco (Akragas); Paci (Lucchese).

Come si presenta il nuovo Parma? Vengono confermati tutti i "ragazzi" (Pioli, Murelli, Davin, Aselli, Berti, già utilizzati in prima squadra) con i "meno giovani" Barbuti, Mariani, Cannata, Stoppani. A completare i ranghi, molti e ben mirati gli acquisti: i portieri Dorè (Cagliari) e Gandini (Miglioranza Verona); un libero Panizza (Carrarese); i due difensori Bertozzi (Forlì) e Farsoni (Forlimpopoli); i centrocampisti Pin (dal Forlì, in comproprietà con la Juventus), Marocchi (Bologna), Di Pietropaolo (Lodigiani Roma); una punta (Frara, Pro Patria).

"Neanche stavolta sono riuscito a fare una squadra in economia", è il commento di Ceresini. Intanto si scioglie l'interrogativo dell'allenatore: è Marino Perani classe 1939, bergamasco, ex ala destra dell'Atalanta, del Padova e del Bologna oltre che della nazionale (con Edmondo Fabbri) e, successivamente, allenatore del Bologna, dell'Udinese, del Brescia e della Salernitana. Un tecnico giovane e moderno, che gode la fiducia di Ceresini e di Sogliano: si mette subito al lavoro e nell'ormai consueto ritiro precampionato di Tizzano prepara una stagione che si rivelerà piena di emozioni e di soddisfazioni.

Già il buon comportamento in Coppa Italia (addirittura un 1-1 con l'Inter!) convince anche gli sportivi più scettici della validità del nuovo complesso. Poi, in campionato, cinque vittorie iniziali consecutive (di cui 2 fuori casa) accendono immaginabili entusiasmi. Ceresini e Sogliano capiscono che l'occasione è buona per un ritorno in serie B e compiono un ulteriore sforzo, acquisendo l'attaccante Tiziano Ascagni, classe 1954, originario dell'Oltrepò (Voghera), un trequartista validissimo, giramondo, specialista in promozioni: ne ha già conquistate tre, l'ultima con la Triestina. Anche portafortuna, insomma: e lo sarà ancora una volta, previo importante contributo alla squadra nella quale stanno mettendosi in vista soprattutto i giovani, utilizzati in larga misura da Perani. Murelli, Davin, Pioli, Aselli, Salsano, Pin, Di Pietropaolo, Farsoni, viaggiano su una età media al di sotto dei 20 anni, mentre, dato il ruolo, si possono mettere sulla stessa linea i portieri Gandini e Dorè.

Lo spazio per gli anziani si riduce sempre più: fra l'altro, Cannata si infortuna gravemente a Legnano (seconda partita di andata) e chiude praticamente la carriera di calciatore, mentre l'impiego di Stoppani (sempre puntuale e positivo) non supera le 6-7 presenze. Si procede ormai in piena "linea verde" e il Parma sta per diventare un punto di richiamo per tutto il calcio italiano.

Unico neo, in quella irripetibile serie iniziale, le incomprensioni fra l'allenatore e Mariani, che trovano la loro esplosione più clamorosa a Rimini, dove, lasciato in panchina, il giocatore non gradisce molto l'immissione in campo al 67', dimostra un certo nervosismo e viene tolto all'80'. Un fatto che suscita discussioni e che, in qualche modo, trova un accomodamento anche grazie all'intervento del presidente e del direttore generale. Dapprima impiegato "a tempo limitato", poi reintegrato come
titolare fisso, Mariani si rivela uno degli uomini determinanti per la promozione. Ma Perani, l'anno dopo, appena se ne presenterà l'occasione, convincerà Sogliano a cederlo (dopo poche partite di campionato).

Parma a punteggio pieno, dunque, dopo cinque partite. A questo punto, arriva il Modena al "Tardini" e in uno stadio gremitissimo (12.500 spettatori, 130 milioni di incasso), il Parma frena: non va al di là di uno scialbo 0-0, dopo una partita dominata, incredibilmente, dalla paura. E' l'inizio del periodo più nero del campionato: infatti, nelle successive sette partite, nonostante l'inserimento di Ascagni, la compagine di Perani conquista solo 4 punti. Un incredibile black-out che finisce con il netto successo (3-0) sulla Rondinella, grazie alle reti di Salsano, Pin e Ascagni, tutte nel secondo tempo. Intanto, però, quella che si era profilata come una trionfale e agevole passeggiata si sta trasformando in una rischiosa lotta con una concorrenza ampia e agguerrita. La fine del girone di andata vede il Parma al terzo posto con 21 punti (in testa il Bologna con 23, seguito dal Brescia a 22 a pari punti con il Vicenza) e braccato anche da Reggiana e Spal a 20 e, a 19, da Modena, Ancona e Rondinella. Quando poi, nella prima di ritorno, la squadra di Perani perde malamente a Carrara (0-1), la situazione diventa drammatica, perchè i gialloblù, raggiunti da Ancona e Reggiana, si trovano distanziati di 4 punti dal Bologna e di 3 dal Brescia, preceduti anche da Vicenza e Spal (22).

Un'altra annata no? Sono in molti a temerlo, ma per fortuna, da questo momento, gli uomini di Perani compiono un vero e proprio miracolo. Restano da giocare 16 partite e su 32 punti ne conquistano ben 27, assicurandosi la testa del girone e, naturalmente, la promozione in serie B. Ma vale la pena soffermarsi su alcuni momenti di quella splendida marcia. Si confermano cavalli di razza pura i giovani (Pioli, già venduto alla Juventus; Murelli; Davin, Pin, Salsano, Aselli) mentre "esplode" Barbuti (15 gol in 16 partite) e Panizza, Mariani e Ascagni portano il peso della loro esperienza così come il portiere Gandini (una delle sorprese dell'anno: in porta sembrava dovesse giocare Dorè) si conferma come una sicurezza. Da ricordare con interesse le "spietate" vendette ai danni delle tre squadre che, nell'andata, avevano rifilato al Parma tre sconfitte "in stecca": Brescia, Fano (unico insuccesso casalingo) e Prato: a fronte delle tre batoste dell'andata, ecco altrettante vittorie, fra cui un 3-1 in trasferta a Fano. Zero punti allora, 6 punti poi. Una bella soddisfazione!

Ma il giorno in cui l'undici di Perani supera il Brescia (2-1), diretto concorrente alla promozione, tutta la tifoseria crociata ha un sussulto: a fine gara, Sogliano annuncia le sue dimissioni da direttore generale del Parma. Come mai? Che cosa è successo? L'interessato non appare molto loquace, si limita a dire che ritiene di avere ripristinato una struttura valida e che quindi il suo compito è finito.
Naturalmente si scatena una vera e propria campagna all'insegna della simpatia nei confronti di Sogliano. A tutti i livelli si interviene per convincerlo a desistere dal proposito: sportivi, giornalisti, autorità, sono tutti per lui, insieme con Ceresini che mette in gioco tutto il peso, anche affettivo, del suo ruolo per far rientrare le dimissioni. Per fortuna, Sogliano — toccato da tutte quelle manifestazioni di solidarietà — decide di restare. È un sollievo per tutti.

Più tardi, il direttore generale confesserà che si era trattato di un momento di "nostalgia", di un pensiero alla serie A nella quale ambiva ritornare e nella quale avrebbe anche sicuramente trovato sistemazioni di notevole prestigio.
Miraggio di più cospicui guadagni? Pare proprio di no: e lo stesso presidente Ceresini porta molti elementi a suffragio di questa tesi. "Con Sogliano non abbiamo mai parlato di stipendi, di premi, di indennità di nessun tipo. Non esiste un contratto. C'è solo una grande, infinita stima reciproca ed una amicizia che supera i livelli consueti: se mi è consentito, siamo come due fratelli, parliamo anche delle nostre cose personali e ci consigliamo su tutto. Sogliano è un uomo eccezionale e Parma gli deve davvero molto. La stretta di mano al Sabatini di Firenze ha suggellato un sodalizio che continua ancora".

Ma rieccoci al campionato 1983-84 e al Parma lanciato nella sua irresistibile marcia. Anche gli avversari, però, vanno spediti e si arriva alla terz'ultima partita con queste posizioni di vertice: Bologna e Vicenza 43; Parma 42. Tutti gli altri sono ormai "out". Il calendario riserva, con maligna casualità, lo scontro diretto fra i biancorossi veneti e i gialloblù, allo stadio "Menti".
Un autentico spareggio-promozione: solo vincendo il Parma può ritenersi promosso. Oltre ventisettemila spettatori (diverse migliaia anche da Parma) per un incasso che sfiora i 300 milioni.

Nel Parma, l'allenatore Perani mette in campo come terzino destro Stoppani che, già all'andata, aveva inesorabilmente bloccato il temutissimo fromboliere avversario Rondon. Sempre assente Pin, il suo posto è preso da Marocchi: e proprio quest'ultimo, subito in avvio, porta in vantaggio i gialloblù anticipando di testa il portiere Petrovic. Il Parma gioca bene, appare molto più fresco dell'avversario, ma al 39' viene raggiunto su rigore, trasformato da Nicolini.

Tutto dunque affidato alla ripresa: le cose sembrano mettersi male quando, al quarto d'ora, Panizza sciupa un calcio di rigore. Il momento è delicato, si temono i contraccolpi psicologici di un errore così importante, ma il Parma riprende a macinare gioco e coglie i frutti, torna in vantaggio al 70' con una perfetta deviazione di testa di Mariani. Avversari letteralmente in barca, trafitti poi altre due volte da Barbuti, la seconda su penalty. Quattro a uno per il Parma, dunque, e stadio Menti ancora portafortuna.

Mancano due partite alla conclusione e tutto, in teoria, potrebbe accadere: ma la realtà non tradisce le previsioni più logiche e più belle per gli appassionati gialloblù. Arriva dunque l'Ancona, come penultimo impegno, e il Tardini presenta l'aspetto delle migliori occasioni (quasi 13 mila spettatori, con incasso superiore ai 100 milioni). Barbuti sigla un altro capolavoro segnando in acrobazia nel primo tempo: poi, la partita procede senza scosse, intelligentemente controllata dai padroni di casa che cercano sì il gol della sicurezza ma non si scoprono più di tanto, ad evitare sgradite sorprese.

Facile immaginare l'atmosfera nella quale si prepara la trasferta a Sanremo decisiva per la promozione del Parma. Tutti sono mobilitati, l'occasione è troppo bella, tanto più che si può abbinare il fatto sportivo ad una bella gita nella "perla" della riviera di Ponente.
Si organizzano pullman a prezzi modici, molti andranno con mezzi propri; qualcuno, più "in", usufruirà addirittura dell'aereo privato. A Sanremo non ci sono aeroporti: bisogna atterrare a Albenga (un piccolo scalo fra le montagne) e poi raggiungere lo stadio in automobile, percorrendo altri 60 km. Comunque, si va con tutti i mezzi.
A metà settimana, però, da Sanremo rimbalza una notizia che frena qualcuno: lo stadio locale non può contenere più di 5 mila persone, per cui, in teoria, esiste il pericolo di non trovare posto.

Un po' questo, ma soprattutto il tempo inclemente della domenica fanno sì che ci sia spazio per tutti. La giornata è da tregenda: la riviera è implacabilmente battuta da una pioggia torrenziale, e da un forte vento, la temperatura autunnale: a pochi km di distanza, appena al di là del confine con la Francia, a Montecarlo, il G.P. automobilistico di formula 1 viene rinviato prima ancora di iniziare.
Gli spalti del piccolo stadio sanremese, ad Arma di Taggia, prima della grande curva che immette nel centro, sono gremiti di parmigiani. La presenza locale praticamente non esiste. Il campo sembra più una risaia che un terreno da calcio.

L'arbitro Frigerio di Milano (infelice protagonista del derby di Reggio, qualche domenica prima) comincia male, annullando, per fuorigioco discutibile, una rete di Ascagni. Ma di lì a poco ci pensa Pioli, con un'accorta e anche fortunosa deviazione di ginocchio, a segnare il gol che riporta il Parma in B. È anche il più bel saluto alla tifoseria locale, prima del grande balzo con la Juventus.

Alla fine, naturalmente, pacifica invasione di campo e grande entusiasmo. Poi, il lento, interminabile viaggio di ritorno. Anche a Parma infuria il maltempo (uno degli aerei privati proveniente da Albenga non può atterrare per il forte vento e viene dirottato a Bologna) e persino il consueto rituale delle feste per le strade cittadine viene un po' annacquato. Comunque, Parma di nuovo in B. A questo punto, dalla fine della guerra (1945), il conto delle promozioni sale a quattro (1954, 1973, 1979, 1984) e compensa quello delle retrocessioni (4 anch'esse: 1949, 1965, 1975, 1980).

(tratto dal libro "Tutto il Parma minuto per minuto")

 

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