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Parma |
48 |
|
Bologna |
48 |
|
Vicenza |
44 |
|
Brescia |
39 |
|
Spal |
39 |
|
Carrarese |
39 |
|
Rondinella |
39 |
|
Ancona |
37 |
|
Reggiana |
34 |
|
Treviso |
32 |
|
Modena |
32 |
|
Rimini |
30 |
|
Legnano |
29 |
|
Sanremese |
29 |
|
Prato |
27 |
|
Fano |
26 |
|
Fanfulla |
25 |
|
Trento |
12 |

L'attaccante Frara

Il difensore Farsoni

Il terzino Davin

L'attaccante Massimo Barbuti

L'attaccante Ascagni

Il libero Panizza

Il centrocampista Di Pietropaolo

Stefano Pioli dopo il gol a Sanremo |
Il Consorzio del
prosciutto "rinforza" il suo contributo di sponsorizzazione, che non è
grande cosa se preso a sé ma che rappresenta pur sempre un gesto di
solidarietà e di appoggio, tanto più significativo se si tiene conto
dello statuto dell'ente che non prevede espressamente interventi del
genere. In cambio, Ceresini "apre" ai prosciuttai più appassionati e
chiama alla vicepresidenza il cav. Nando Lori, già presidente del Felino
e consigliere dello stesso Parma in epoca precedente, e Gino Manici.
Anche in questa operazione si avverte lo zampino del direttore generale,
che vuole veramente dare uno scossone ad una realtà ferma da troppi anni
e pericolosamente bloccata su di un solo uomo, chiamato a sacrifici
ingiusti e assurdi per mantenere in vita il calcio a Parma. Tutto questo
mentre il pubblico mostra con segni evidenti di adattarsi malvolentieri
a un ruolo così modesto della propria squadra.
Sogliano inventa anche un altro capitolo,
nel quadro del rinnovamento in atto. Sempre in accordo con Ceresini, decide
di rinunciare alla vecchia e pur gloriosa maglia crociata, per sostituirla
con un'altra divisa più moderna, stilizzata, che nel contempo privilegi
maggiormente il marchio dello sponsor. In altri tempi, le reazioni degli
sportivi —specialmente di quelli meno giovani— sarebbero state roventi. Già trent'anni prima, il presidente principe Bonifazio Meli Lupi di Soragna
aveva abbandonato la croce ("porta sfortuna", dicevano in tanti) per una
nuova maglia in diverse versioni del giallo e del blu (i colori della
città): si erano registrate polemiche e qualche anno dopo (1958) il rag.
Pino Agnetti l'aveva ripristinata, in uno dei tanti momenti difficili della
società, ottenendo vivi consensi. Con Sogliano, riecco il Parma in giallo e
blu, una foggia che richiama un po' le tenute dei clubs sudamericani.
Più che a questo, comunque, l'attenzione
degli sportivi è rivolta al nuovo Parma, ormai in fase di radicali
cambiamenti. Poco importa se il nuovo trainer si conosce dopo che sono già
state definite varie operazioni di vendita e di acquisto. Ceresini non vuole
più sbagliare, cerca l'uomo giusto e Sogliano comincia una ampia
ricognizione che richiede un congruo lasso di tempo. Primo interpellato è Fascetti, un giovane tecnico già al Varese, che il direttore generale
gialloblù conosce molto bene, ma l'affare sfuma e si propongono tanti altri
nomi (Bolchi, Magni, Roboni, G.B. Fabbri, Fogli,Perani; poi, anche Catuzzi e
Orrico e perfino l'anziano Caciagli). Si va un po' per le lunghe e intanto
Sogliano procede nelle vendite e nel ringiovanimento.
Il libero Biagini va all'Avellino e il
centrocampista Pari alla Sampdoria: due giocatori in serie A (senza contare
Orsi alla Lazio), non era mai capitato al Parma. Altre partenze: Albinelli
(Bologna); Allievi (già in prestito, definitivo al Fano); Bulgarani
(Legnano); Matteoni (Massese); Sabatini (Pro Patria); Tomassoni (Varese);
Venturelli (Bari, poi Akragas); Larini (Reggiana), Bianco (Akragas); Paci (Lucchese).
Come si presenta il nuovo Parma? Vengono
confermati tutti i "ragazzi" (Pioli, Murelli, Davin, Aselli, Berti, già
utilizzati in prima squadra) con i "meno giovani" Barbuti, Mariani, Cannata,
Stoppani. A completare i ranghi, molti e ben mirati gli acquisti: i portieri
Dorè (Cagliari) e Gandini (Miglioranza Verona); un libero Panizza (Carrarese);
i due difensori Bertozzi (Forlì) e Farsoni (Forlimpopoli); i centrocampisti
Pin (dal Forlì, in comproprietà con la Juventus), Marocchi (Bologna), Di
Pietropaolo (Lodigiani Roma); una punta (Frara, Pro Patria).
"Neanche stavolta sono riuscito a fare una squadra in economia", è il
commento di Ceresini. Intanto si scioglie l'interrogativo dell'allenatore:
è
Marino Perani classe 1939, bergamasco, ex ala destra dell'Atalanta, del
Padova e del Bologna oltre che della nazionale (con Edmondo Fabbri) e,
successivamente, allenatore del Bologna, dell'Udinese, del Brescia e della Salernitana. Un tecnico giovane e moderno, che gode la fiducia di Ceresini e
di Sogliano: si mette subito al lavoro e nell'ormai consueto ritiro
precampionato di Tizzano prepara una stagione che si rivelerà piena di
emozioni e di soddisfazioni.
Già il buon comportamento in Coppa Italia
(addirittura un 1-1 con l'Inter!) convince anche gli sportivi più scettici
della validità del nuovo complesso. Poi, in campionato, cinque vittorie
iniziali consecutive (di cui 2 fuori casa) accendono immaginabili
entusiasmi. Ceresini e Sogliano capiscono che l'occasione è buona per un
ritorno in serie B e compiono un ulteriore sforzo, acquisendo l'attaccante
Tiziano Ascagni, classe 1954, originario dell'Oltrepò (Voghera), un
trequartista validissimo, giramondo, specialista in promozioni: ne ha già
conquistate tre, l'ultima con la Triestina. Anche portafortuna, insomma: e
lo sarà ancora una volta, previo importante contributo alla squadra nella
quale stanno mettendosi in vista soprattutto i giovani, utilizzati in larga
misura da Perani. Murelli, Davin, Pioli, Aselli, Salsano, Pin, Di
Pietropaolo, Farsoni, viaggiano su una età media al di sotto dei 20 anni,
mentre, dato il ruolo, si possono mettere sulla stessa linea i portieri Gandini e Dorè.
Lo spazio per gli anziani si riduce sempre
più: fra l'altro, Cannata si infortuna gravemente a Legnano (seconda partita
di andata) e chiude praticamente la carriera di calciatore, mentre l'impiego
di Stoppani (sempre puntuale e positivo) non supera le 6-7 presenze. Si
procede ormai in piena "linea verde" e il Parma sta per diventare un punto
di richiamo per tutto il calcio italiano.
Unico neo, in quella irripetibile serie iniziale, le incomprensioni fra
l'allenatore e Mariani, che trovano la loro esplosione più clamorosa a
Rimini, dove, lasciato in panchina, il giocatore non gradisce molto
l'immissione in campo al 67', dimostra un certo nervosismo e viene tolto
all'80'. Un fatto che suscita discussioni e che, in qualche modo, trova un
accomodamento anche grazie all'intervento del presidente e del direttore
generale. Dapprima impiegato "a tempo limitato", poi reintegrato come
titolare fisso, Mariani si rivela uno degli uomini determinanti per la
promozione. Ma Perani, l'anno dopo, appena se ne presenterà l'occasione,
convincerà Sogliano a cederlo (dopo poche partite di campionato).
Parma a punteggio pieno, dunque, dopo
cinque partite. A questo punto, arriva il Modena al "Tardini" e in uno
stadio gremitissimo (12.500 spettatori, 130 milioni di incasso), il Parma
frena: non va al di là di uno scialbo 0-0, dopo una partita dominata,
incredibilmente, dalla paura. E' l'inizio del periodo più nero del
campionato: infatti, nelle successive sette partite, nonostante
l'inserimento di Ascagni, la compagine di Perani conquista solo 4 punti. Un
incredibile black-out che finisce con il netto successo (3-0) sulla
Rondinella, grazie alle reti di Salsano, Pin e Ascagni, tutte nel secondo
tempo. Intanto, però, quella che si era profilata come una trionfale e
agevole passeggiata si sta trasformando in una rischiosa lotta con una
concorrenza ampia e agguerrita. La fine del girone di andata vede il Parma
al terzo posto con 21 punti (in testa il Bologna con 23, seguito dal Brescia
a 22 a pari punti con il Vicenza) e braccato anche da Reggiana e Spal a 20
e, a 19, da Modena, Ancona e Rondinella. Quando poi, nella prima di ritorno,
la squadra di Perani perde malamente a Carrara (0-1), la situazione diventa
drammatica, perchè i gialloblù, raggiunti da Ancona e Reggiana, si trovano
distanziati di 4 punti dal Bologna e di 3 dal Brescia, preceduti anche da
Vicenza e Spal (22).
Un'altra annata no? Sono in molti a temerlo, ma per fortuna, da questo
momento, gli uomini di Perani compiono un vero e proprio miracolo. Restano
da giocare 16 partite e su 32 punti ne conquistano ben 27, assicurandosi la
testa del girone e, naturalmente, la promozione in serie B. Ma vale la pena
soffermarsi su alcuni momenti di quella splendida marcia. Si confermano
cavalli di razza pura i giovani (Pioli, già venduto alla Juventus; Murelli;
Davin, Pin, Salsano, Aselli) mentre "esplode" Barbuti (15 gol in 16 partite)
e Panizza, Mariani e Ascagni portano il peso della loro esperienza così come
il portiere Gandini (una delle sorprese dell'anno: in porta sembrava dovesse
giocare Dorè) si conferma come una sicurezza. Da ricordare con interesse le
"spietate" vendette ai danni delle tre squadre che, nell'andata, avevano
rifilato al Parma tre sconfitte "in stecca": Brescia, Fano (unico insuccesso
casalingo) e Prato: a fronte delle tre batoste dell'andata, ecco altrettante
vittorie, fra cui un 3-1 in trasferta a Fano. Zero punti allora, 6 punti
poi. Una bella soddisfazione!
Ma il giorno in cui l'undici di Perani supera il Brescia (2-1), diretto
concorrente alla promozione, tutta la tifoseria crociata ha un sussulto: a
fine gara, Sogliano annuncia le sue dimissioni da direttore generale del
Parma. Come mai? Che cosa è successo? L'interessato non appare molto
loquace, si limita a dire che ritiene di avere ripristinato una struttura
valida e che quindi il suo compito è finito.
Naturalmente si scatena una vera e propria campagna all'insegna della
simpatia nei confronti di Sogliano. A tutti i livelli si interviene per
convincerlo a desistere dal proposito: sportivi, giornalisti, autorità, sono
tutti per lui, insieme con Ceresini che mette in gioco tutto il peso, anche
affettivo, del suo ruolo per far rientrare le dimissioni. Per fortuna,
Sogliano — toccato da tutte quelle manifestazioni di solidarietà — decide di
restare. È un sollievo per tutti.
Più tardi, il direttore generale
confesserà che si era trattato di un momento di "nostalgia", di un
pensiero alla serie A nella quale ambiva ritornare e nella quale avrebbe
anche sicuramente trovato sistemazioni di notevole prestigio.
Miraggio di più cospicui guadagni? Pare proprio di no: e lo stesso
presidente Ceresini porta molti elementi a suffragio di questa tesi. "Con
Sogliano non abbiamo mai parlato di stipendi, di premi, di indennità di
nessun tipo. Non esiste un contratto. C'è solo una grande, infinita stima
reciproca ed una amicizia che supera i livelli consueti: se mi è consentito,
siamo come due fratelli, parliamo anche delle nostre cose personali e ci
consigliamo su tutto. Sogliano è un uomo eccezionale e Parma gli deve
davvero molto. La stretta di mano al Sabatini di Firenze ha suggellato un
sodalizio che continua ancora".
Ma rieccoci al campionato 1983-84 e al
Parma lanciato nella sua irresistibile marcia. Anche gli avversari, però,
vanno spediti e si arriva alla terz'ultima partita con queste posizioni di
vertice: Bologna e Vicenza 43; Parma 42. Tutti gli altri sono ormai "out".
Il calendario riserva, con maligna casualità, lo scontro diretto fra i
biancorossi veneti e i gialloblù, allo stadio "Menti".
Un autentico spareggio-promozione: solo vincendo il Parma può ritenersi
promosso. Oltre ventisettemila spettatori (diverse migliaia anche da Parma)
per un incasso che sfiora i 300 milioni.
Nel Parma, l'allenatore Perani mette in
campo come terzino destro Stoppani che, già all'andata, aveva
inesorabilmente bloccato il temutissimo fromboliere avversario Rondon.
Sempre assente Pin, il suo posto è preso da Marocchi: e proprio quest'ultimo,
subito in avvio, porta in vantaggio i gialloblù anticipando di testa
il portiere Petrovic. Il Parma gioca bene, appare molto più fresco
dell'avversario, ma al 39' viene raggiunto su rigore, trasformato da
Nicolini.
Tutto dunque affidato alla ripresa: le
cose sembrano mettersi male quando, al quarto d'ora, Panizza sciupa un
calcio di rigore. Il momento è delicato, si temono i contraccolpi
psicologici di un errore così importante, ma il Parma riprende a macinare
gioco e coglie i frutti, torna in vantaggio al 70' con una perfetta
deviazione di testa di Mariani. Avversari letteralmente in barca, trafitti
poi altre due volte da Barbuti, la seconda su penalty. Quattro a uno per il
Parma, dunque, e stadio Menti ancora portafortuna.
Mancano due partite alla conclusione e
tutto, in teoria, potrebbe accadere: ma la realtà non tradisce le previsioni
più logiche e più belle per gli appassionati gialloblù. Arriva dunque
l'Ancona, come penultimo impegno, e il Tardini presenta l'aspetto delle
migliori occasioni (quasi 13 mila spettatori, con incasso superiore ai
100 milioni). Barbuti sigla un altro capolavoro segnando in acrobazia nel
primo tempo: poi, la partita procede senza scosse, intelligentemente
controllata dai padroni di casa che cercano sì il gol della sicurezza ma non
si scoprono più di tanto, ad evitare sgradite sorprese.
Facile immaginare l'atmosfera nella quale
si prepara la trasferta a Sanremo decisiva per la promozione del Parma.
Tutti sono mobilitati, l'occasione è troppo bella, tanto più che si può
abbinare il fatto sportivo ad una bella gita nella "perla" della riviera di
Ponente.
Si organizzano pullman a prezzi modici, molti andranno con mezzi propri;
qualcuno, più "in", usufruirà addirittura dell'aereo privato. A Sanremo non
ci sono aeroporti: bisogna atterrare a Albenga (un piccolo scalo fra le
montagne) e poi raggiungere lo stadio in automobile, percorrendo altri 60
km. Comunque, si va con tutti i mezzi.
A metà settimana, però, da Sanremo rimbalza una notizia che frena qualcuno:
lo stadio locale non può contenere più di 5 mila persone, per cui, in
teoria, esiste il pericolo di non trovare posto.
Un po' questo, ma soprattutto il tempo
inclemente della domenica fanno sì che ci sia spazio per tutti. La giornata
è da tregenda: la riviera è implacabilmente battuta da una pioggia
torrenziale, e da un forte vento, la temperatura autunnale: a pochi km di
distanza, appena al di là del confine con la Francia, a Montecarlo, il G.P.
automobilistico di formula 1 viene rinviato prima ancora di iniziare.
Gli spalti del piccolo stadio sanremese, ad Arma di Taggia, prima della
grande curva che immette nel centro, sono gremiti di parmigiani. La
presenza locale praticamente non esiste. Il campo sembra più una risaia che
un terreno da calcio.
L'arbitro Frigerio di Milano (infelice
protagonista del derby di Reggio, qualche domenica prima) comincia male,
annullando, per fuorigioco discutibile, una rete di Ascagni. Ma di lì a poco
ci pensa Pioli, con un'accorta e anche fortunosa deviazione di ginocchio, a
segnare il gol che riporta il Parma in B. È anche il più bel saluto
alla tifoseria locale, prima del grande balzo con la Juventus.
Alla fine, naturalmente, pacifica
invasione di campo e grande entusiasmo. Poi, il lento, interminabile
viaggio di ritorno. Anche a Parma infuria il maltempo (uno degli aerei
privati proveniente da Albenga non può atterrare per il forte vento e viene
dirottato a Bologna) e persino il consueto rituale delle feste per le strade
cittadine viene un po' annacquato. Comunque, Parma di nuovo in B. A questo
punto, dalla fine della guerra (1945), il conto delle promozioni sale a
quattro (1954, 1973, 1979, 1984) e compensa quello delle retrocessioni (4
anch'esse: 1949, 1965, 1975, 1980).
(tratto dal libro "Tutto
il Parma minuto per minuto")
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