|
Pisa |
50 |
|
Lecce |
50 |
|
Bari |
49 |
|
Perugia |
48 |
|
Triestina |
47 |
|
Genoa |
40 |
|
Pescara |
38 |
|
Empoli |
37 |
|
Monza |
36 |
|
Cesena |
36 |
|
Bologna |
36 |
|
Sambenedettese |
36 |
|
Campobasso |
36 |
|
Catania |
35 |
|
Arezzo |
35 |
|
Padova |
35 |
|
Cagliari |
34 |
|
Varese |
33 |
|
Parma |
26 |
|
Taranto |
23 |

Il portiere Dore

Il difensore Bruno

L'attaccante Fermanelli

L'attaccante Bertoneri

La mezz'ala Facchini

L'attaccante Oscar Damiani

Il terzino Mussi

Il nuovo allenatore Carmignani

Nicola Berti
|
Così come nell'anno
precedente, due giovani gialloblù finiscono in serie A: Pioli alla
Juventus e Salsano alla Sampdoria. Spira aria nuova nella città. Molte
le richieste anche per Aselli, che però resta. Della squadra promozione, se
ne vanno, ad eccezione di Ascagni (Brescia), elementi di secondo piano come
Di Pietropaolo (Lucchese), Bertozzi (Vicenza) e Frara (Pro Patria).
Rimangono i tre «riscattati» Davin (Torino), Marocchi (Bologna), Panizza
(Carrarese), insieme con Gandini, Dore, Farsoni, Barbuti, Murelli, Mariani e
Stoppani. A fine campionato, Sogliano dirà: «Ho
sbagliato nel non vendere tutti i giocatori richiesti, nel non rifare ex
novo la squadra. In tale modo, abbiamo perduto in soldi e in immagine».
Per completare l'organico a
disposizione di Perani molti gli acquisti: Bruno (Juventus), Benedetti
(Torino); Bonetti (Brescia), Burgato (Spal), Fermanelli (Palermo); Macina
(Arezzo). Del Nero (Carrarese) e Coppola (Padova). Tutti elementi giovani,
ritenuti in grado di assicurare un onorevole campionato.
Fra l'altro, le cose sembrano essere andate abbastanza bene anche sotto il
profilo economico: la «Gazzetta di Parma» pubblica uno «specchietto» dal
quale risulta che, fra introiti per le cessioni e spese per gli acquisti,
la Società ha chiuso con oltre un miliardo di attivo. Una cifra
destinata a diventare più cospicua (e di molto) perchè, quando ancora il
campionato non si è aperto, ben quattro fra i nuovi vengono a mancare alla
«rosa» gialloblù.
Bonetti (valutato 650
milioni per la comproprietà) acquistato dalla Juventus che lo vuole
«provare» in B, dopo avere dato la parola a Sogliano, preferisce trasferirsi
al Genoa (ne nasce anche un «caso» che finirà davanti alla Magistratura
sportiva); Coppola (600 milioni in comproprietà) non «lega» con Perani, che
lo tiene in panchina per provare l'accoppiata Barbuti-Macina, e preferisce
andarsene a Catania (con grande rammarico da parte di Sogliano che vede
molto bene l'ex patavino, autore nell'annata precedente di nove reti,
senza rigori); Del Nero (450 milioni in comproprietà), dopo aver siglato la
rete della vittoria gialloblù a Como in Coppa Italia, fa sapere di non
trovarsi neanche lui in sintonia con il tecnico e ritorna alla Carrarese.
E non è ancora finita
perché, di li a poco, anche Burgato (prestito) se ne torna al paesello,
riducendo ancora più gli effettivi della «rosa». A questo punto, l'utile
della società – sempre prendendo per buone le cifre sopra indicate – sale a
oltre due miliardi e mezzo, destinati però ad assottigliarsi sensibilmente,
come vedremo.
Mentre maturano e vengono a infelice soluzione tutti questi «casi», la
squadra disputa un ottimo girone di Coppa Italia, qualificandosi per gli
ottavi (nei quali eliminerà clamorosamente la Roma, facendosi poi
mettere fuori nei quarti dalla Fiorentina).
Il campionato si
preannuncia più pericoloso, anche per un calendario «non amico», che riserva
ai gialloblù ben quattro trasferte nelle prime sei gare. Esordio a
Bari, dove la squadra di Perani si batte bene ma è sconfitta per 2-0, con
due calci di rigore concessi ai baresi dall'arbitro romano Baldi, il primo
dei quali suscita qualche perplessità. E proprio per gli arbitri, nel
campionato 1984-85, scatta una novità inizialmente molto discussa ma poi
divenuta fatto acquisito, sia pure dopo consistenti modifiche: la
designazione, non più per scelta dell'organismo di categoria, ma attraverso
il computer.
Emergono subito elementi di
perplessità, anche in relazione ai pericoli che certe scelte possano
innescare, in un mondo nel quale basta un niente a scatenare teppismo e
violenza, pericolose micce. Proprio il caso del Parma costituisce
pressante richiamo a quelle modifiche poi sollecitamente introdotte.
Infatti, dopo la sconfitta di Bari, il sorteggio arbitrale riserva ai
gialloblù, impegnati in casa con il Perugia, lo stesso Baldi di Roma: in
altre sedi, riproporre colui che otto giorni prima ha «causato» (si sa come
ragionano i tifosi...) la sconfitta della propria squadra, equivarrebbe a
una vera e propria provocazione. Se ne rendono conto anche in alto loco e il
meccanismo del sorteggio subisce opportuni e radicali correttivi. Intanto,
il Parma non va oltre lo 0-0 con il Perugia (e Baldi se la cava bene): perde
a Taranto (1-2) e in casa con il Pisa (1-3).
Ceresini e Sogliano, che hanno già
avvertito i segni di una preoccupante debolezza, cercano di correre ai
ripari. Primo acquisto, la mezz'ala Facchini dal Bologna, buon elemento,
pagato profumatamente, che esordisce (4a gara) a Trieste. La squadra gioca
bene, ma è ancora sconfitta (0-1, gol di Romano), mentre batte alle porte
un'altra trasferta a Catania: qui, Panizza e compagni danno segni di
ripresa, cogliendo uno strameritato pareggio (1-1), grazie alla prima rete
messa a segno in campionato da Macina. In questa trasferta, il presidente
Ceresini accusa un aggravamento dei suoi disturbi cardiaci e per fortuna
supera, alla vigilia della gara, una preoccupante crisi: rientrato, viene
ricoverato in ospedale e successivamente sottoposto a Ginevra ad un serio
intervento per l'applicazione di by-pass.
È il figlio Fulvio, nell'intervallo, ad
affiancare Sogliano, il quale tenta disperatamente ogni carta per uscire
dall'impasse (dopo sei partite, la squadra è ultima, assieme al Cagliari,
con soli due punti, a meno sei in media inglese). Perfeziona un'operazione
già avviata con il presidente, che resterà come una delle poche «trombature»
della sua carriera: acquista la mezza punta Bertoneri, dall'Avellino,
elemento già affermatosi in serie A con il Torino e poi nella squadra irpina.
Dovrebbe rappresentare l'uomo in più, per una squadra carente soprattutto
dalla metà campo in avanti.
Lo paga 900 milioni: Bertoneri arriva a
Parma in difetto di preparazione, ma recupera. Schierato nell'ultima parte
della gara interna con il Monza, collabora in modo concreto alla prima
vittoria dei gialloblù propiziando fra l'altro, con un perfetto cross, il
gol vincente di Barbuti. Si vede: non è ancora del tutto pronto e anche
nella successiva trasferta di Bologna (un 1-1 che riapre le speranze degli
appassionati parmigiani) l'ex avellinese viene utilizzato part-time, in
attesa di un impiego «totale». Il giocatore, però, fatica più del
previsto a raggiungere la forma piena e Perani non se la sente di
bruciarlo dall'inizio: il rendimento non giustifica certo l'ingente spesa,
ma si spera... nel domani.
Si va avanti così per qualche domenica,
finchè il giocatore scompare da Parma. Nessuno sa dove sia finito.
Sogliano riesce finalmente a ristabilire il contatto, gli parla come sa fare
lui, ma capisce che il carattere dell'uomo è labile, difficile, refrattario
alle reazioni di orgoglio. Lo lascia al suo destino: in estate lo cederà per
450 milioni al Perugia. I movimenti in casa gialloblù non si fermano però
qui. Avvalendosi di una amicizia personale, che pure lo costringe a smentire
le sue ben note teorie sulle preferenze per i giovani, Sogliano mette a
disposizione di Perani anche l'anziano Damiani (ex Juventus, Milan, Napoli).
Forse, un uomo di esperienza come lui, può
dare un reale contributo ad una squadra in crisi di personalità e di
fiducia. E Damiani riesce a far sentire la propria presenza, con qualche gol
e, soprattutto, con tanti consigli. Ma un infortunio a Roma (durante la
partita di Coppa Italia con i giallorossi) lo toglie definitivamente di
scena. Annata balorda, in tutti i sensi, come si vede. Ha sbagliato perfino
Sogliano.
Il deludente procedere del campionato accentua anche i malesseri interni.
Perani non «vede» Murelli e Davin, che formano una coppia di terzini a suo
giudizio troppo bassi di statura al confronto di attaccanti avversari molto
atletici: li schiera (soprattutto Murelli) sempre più saltuariamente,
preferendo Farsoni. Sogliano non è d'accordo: ritiene il «piccolo» terzino
destro validissimo nella marcatura a uomo («Se si
dovesse marcare Platini, dice, nessuno saprebbe fare meglio di Murelli»),
ma non vuole creare altri motivi di polemica e lo cede all'Avellino,
facendo arrivare dalla Massese quel Mussi di cui si sentirà spesso parlare.
Perani lo utilizza subito, fra i consensi
del pubblico. Purtroppo, anche Mariani accusa sintomi di... saturazione a
Parma: forse riemergono le vecchie incomprensioni con il «mister», forse
incidono altre motivazioni, fatto sta che a novembre anche la scattante ala
destra lascia i gialloblù ed emigra a Livorno, in C1.
In questo clima, la squadra va letteralmente a rotoli. Nelle otto
partite successive alla prima vittoria contro il Monza, e al pareggio di
Bologna, il Parma conquista solo tre punti (fra l'altro perde in casa con
Empoli e Lecce...) e così, dopo 16 gare, si ritrova all'ultimo posto con
soli 8 punti, a quattro lunghezze dai penultimi Cagliari e Campobasso e a
sei dalla zona salvezza.
La sorte di Perani è segnata: l'allenatore
della promozione viene liquidato e alla 17a partita in panchina esordisce
«Gede» Carmignani, per il quale si crea subito un «caso» regolamentare:
non possiede il cartellino di allenatore di 1a categoria e deve chiedere una
deroga, che gli viene concessa a tempo determinato.
Il nuovo trainer non interrompe però la serie nera, che continua a Varese
con un'altra sconfitta per 2-0. Carmignani tenta di cambiare qualcosa, alla
ricerca di un recupero difficile ma non ancora impossibile.
Comincerà utilizzando a tempo pieno il
giovanissimo Berti (che nel frattempo si è trasformato da centravanti in
ottimo centrocampista) e cerca di dare altri stimoli ai giocatori in
evidente crisi morale. Seguono due onorevoli pareggi, in casa con il Cesena
e a San Benedetto del Tronto (entrambi per 1-1), e così si conclude il
girone di andata con i gialloblù all'ultimo posto, a soli 10 punti mentre la
salvezza sarebbe a 16. Si gira, con il Bari al Tardini. C'è da cancellare il
2-0 dell'andata, ma soprattutto bisogna ripristinare l'appuntamento con
la vittoria che manca dall'ormai lontana settima partita (1-0 con il
Monza).
La squadra di Carmignani mostra maggiore
spigliatezza e determinazione: una vittoria sui pugliesi, ormai in odore di
promozione (sono secondi dietro il Pisa) potrebbe avere un'importanza
maggiore anche dei due punti in palio. Arbitra Pezzella di Napoli, che al
20' concede un giusto rigore agli ospiti. Bivi però sbaglia calciando fuori
e il Parma trae ulteriore spinta, andando in gol con Pin, e chiudendo il
primo tempo sull'1-0.
Nell'intervallo, cala sullo stadio una nebbia piuttosto fitta: un
fenomeno consueto, in febbraio a Parma, ma Pezzella viene dal caldo sole del
golfo partenopeo e fa trascorrere per intero il quarto d'ora d'intervallo,
anche se il regolamento gli consentirebbe di ridurlo. Quando rientra per la
ripresa, la visibilità è scarsa, ma decide di continuare. I gialloblù si
portano sul 2-0 con una rete di Lombardi e di lì a poco fissano il 3-0 con
una prodezza di Berti, che parte da metà campo e arriva tutto solo davanti a
Imparato battendolo senza scampo.
Inutili le reiterate proteste dei baresi,
che chiedono la sospensione della gara: Pezzella dice di vederci e prosegue.
Finalmente, ecco il triplice fischio di chiusura. Le squadre rientrano negli
spogliatoi e così si appresta a fare l'arbitro che, nel tragitto dal campo,
viene avvicinato dall'allenatore barese Bolchi il quale gli fa osservare che
ha fischiato la fine quasi 3' prima del 90'. Il direttore di gara si
consulta con i guardalinee, accerta che effettivamente ha anticipato la
chiusura e richiama le squadre in campo per disputare la... coda. I baresi
oppongono qualche difficoltà («Siamo già sotto la doccia» e altre cose del
genere); si perdono minuti; l'arbitro con i capitani controlla la visibilità
e decide che... non ci si vede e pertanto dichiara la partita sospesa.
Tutto da rifare. Partita nulla anche per il Totocalcio.
Una vera e propria truffa per il Parma, che si vede derubato in quel modo
della seconda vittoria del campionato: tutta la stampa nazionale
stigmatizza il comportamento di Pezzella (uscito indenne dal Tardini dopo
la... prodezza), ma la partita non è valida.
Viene ripetuta la domenica successiva
e, per fortuna, il Parma vince ancora, per 1-0, grazie ad un gol di Facchini
a 8' dalla fine. Ma gli strascichi della gara sospesa si prolungano:
l'ingiustizia è stata troppo palese perché la si possa frettolosamente
archiviare. Pezzella non subisce alcuna censura da parte della sua
organizzazione: dopo due domeniche, riprende ad arbitrare, come se nulla
fosse accaduto. Un fatto «strano», comunque, si registra quando, verso la
fine del torneo, chiamato a dirigere Fiorentina-Parma di Coppa Italia per i
quarti di finale, lo stesso arbitro accusa un infortunio in allenamento e si
dichiara indisponibile. Dal febbraio 1985 e fino alla conclusione del
campionato 1986-87, Pezzella non dirigerà più incontri in cui sia impegnato
il Parma. Solo «colpa» del sorteggio?
Superato l'infuocato episodio, il Parma
segnala qualche sintomo di ripresa e disputa alcune gare di ottimo livello
(pareggio in casa del capolista Pisa e a Genova; successo sul Bologna),
ma il risultato finale è infausto: penultimo posto e retrocessione con
Cagliari, Varese e Taranto, mentre Pisa, Lecce e Bari, vanno in A.
Ma proprio per tutto l'iter del torneo ci sono complicazioni in casa
gialloblù. L'ultima, non meno assurda di altre cui abbiamo fatto cenno,
riguarda la guida tecnica della squadra. Scaduta l'autorizzazione temporanea
di Carmignani, il Parma fa ricorso ad un allenatore regolarmente diplomato,
l'ex comasco Flaborea. Discorso chiuso, quindi, ma solo apparentemente
perché, chissà da dove, piove sui tavoli federali un'altra denuncia secondo
la quale Carmignani avrebbe continuato a svolgere la sua consueta attività,
sempre presente anche nelle dichiarazioni del dopo-partita.
Un fatto insignificante, tanto più in
presenza di una squadra da mesi condannata alla retrocessione. Ma il rigore
dei regolamenti si abbatte implacabile ancora una volta sulla società e
Flaborea e Carmignani vengono squalificati per un lungo periodo.
E' l'ultima pagina di un campionato maledetto.
(tratto dal libro "Tutto
il Parma minuto per minuto")
stagione precedente
Storia
stagione
successiva |