Stagione 1984/1985 - Serie B
 

UN CAMPIONATO MALEDETTO, IL PARMA RESTA SEMPRE IN CODA
INUTILE L'ARRIVO DEL MISTER CARMIGNANI, SI RETROCEDE

Raggiunta nuovamente la serie B, Ceresini, in stretta collaborazione con Sogliano e Perani (riconfermato), affronta le insidie del nuovo campionato. La situazione finanziaria non è brillante, anche se — grazie alla nuova politica legata all'arrivo di Sogliano — non appare più disastrosa come qualche anno addietro: non ci fossero state tante infauste gestioni fra il 1976 e il 1982, le cose sarebbero sicuramente messe in modo diverso, le preoccupazioni minori. Si completa anche lo staff amministrativo con un segretario «di ruolo»: Sergio Canuti, proveniente da Salerno.

L'impegno verso gli sportivi è quello di ottenere una dignitosa salvezza. Invece si registra un'altra annata disastrosa, nella quale si sommano errori, incomprensioni, contraddizioni. Accadono, nell'arco di dieci mesi, episodi perfino incredibili, tutti in negativo ovviamente. Il Parma arriva penultimo, con 26 punti, a nove lunghezze dalla quota salvezza, dopo che la fine del girone di andata lo ha visto addirittura fanalino di coda. Ebbene: dopo un comportamento così deludente, molti giocatori trovano sistemazione in serie A e B: una delle tante contraddizioni di una stagione dalle realtà paradossali.

 

Una formazione del Parma nel 1984/1985

In piedi da sinistra: Bruno, Macina, Berti, Facchini, Panizza, Dore;
accosciati: Damiani, Aselli, Pin, Davin, Lombardi.
 
La rosa

Dore

Bruno
Davin
Farsoni
Aselli
Panizza
Fermanelli
Mariani
Pin
Marocchi
Macina
Benedetti
Barbuti
Gandini
Mussi
Facchini
Pelagatti
Damiani
E. Lombardi
Vinceti
Bertoneri
Bia
Berti
Murelli
Bertolotti
All. Perani (esonerato) - Carmignani
Presidente Ernesto Ceresini


Macina a fine gara

La classifica

Pisa

50
Lecce 50
Bari 49
Perugia 48
Triestina 47
Genoa 40
Pescara 38
Empoli 37
Monza 36
Cesena 36
Bologna 36
Sambenedettese 36
Campobasso 36
Catania 35
Arezzo 35
Padova 35
Cagliari 34
Varese 33
Parma 26
Taranto 23

 


Il portiere Dore

 

 


Il difensore Bruno

 

 


L'attaccante Fermanelli

 

 


L'attaccante Bertoneri

 

 


La mezz'ala Facchini

 

 

Oscar Damiani in campo
L'attaccante Oscar Damiani

 

 

Roberto Mussi
Il terzino Mussi

 

 

L'allenatore Gedeone Carmignani
Il nuovo allenatore Carmignani

 

 

Nicola Berti
Nicola Berti

 

Così come nell'anno precedente, due giovani gialloblù finiscono in serie A: Pioli alla Juventus e Salsano alla Sampdoria. Spira aria nuova nella città. Molte le richieste anche per Aselli, che però resta. Della squadra promozione, se ne vanno, ad eccezione di Ascagni (Brescia), elementi di secondo piano come Di Pietropaolo (Lucchese), Bertozzi (Vicenza) e Frara (Pro Patria). Rimangono i tre «riscattati» Davin (Torino), Marocchi (Bologna), Panizza (Carrarese), insieme con Gandini, Dore, Farsoni, Barbuti, Murelli, Mariani e Stoppani. A fine campionato, Sogliano dirà: «Ho sbagliato nel non vendere tutti i giocatori richiesti, nel non rifare ex novo la squadra. In tale modo, abbiamo perduto in soldi e in immagine».

Per completare l'organico a disposizione di Perani molti gli acquisti: Bruno (Juventus), Benedetti (Torino); Bonetti (Brescia), Burgato (Spal), Fermanelli (Palermo); Macina (Arezzo). Del Nero (Carrarese) e Coppola (Padova). Tutti elementi giovani, ritenuti in grado di assicurare un onorevole campionato.
Fra l'altro, le cose sembrano essere andate abbastanza bene anche sotto il profilo economico: la «Gazzetta di Parma» pubblica uno «specchietto» dal quale risulta che, fra introiti per le cessioni e spese per gli acquisti, la Società ha chiuso con oltre un miliardo di attivo. Una cifra destinata a diventare più cospicua (e di molto) perchè, quando ancora il campionato non si è aperto, ben quattro fra i nuovi vengono a mancare alla «rosa» gialloblù.

Bonetti (valutato 650 milioni per la comproprietà) acquistato dalla Juventus che lo vuole «provare» in B, dopo avere dato la parola a Sogliano, preferisce trasferirsi al Genoa (ne nasce anche un «caso» che finirà davanti alla Magistratura sportiva); Coppola (600 milioni in comproprietà) non «lega» con Perani, che lo tiene in panchina per provare l'accoppiata Barbuti-Macina, e preferisce andarsene a Catania (con grande rammarico da parte di Sogliano che vede molto bene l'ex patavino, autore nell'annata precedente di nove reti, senza rigori); Del Nero (450 milioni in comproprietà), dopo aver siglato la rete della vittoria gialloblù a Como in Coppa Italia, fa sapere di non trovarsi neanche lui in sintonia con il tecnico e ritorna alla Carrarese.

E non è ancora finita perché, di li a poco, anche Burgato (prestito) se ne torna al paesello, riducendo ancora più gli effettivi della «rosa». A questo punto, l'utile della società – sempre prendendo per buone le cifre sopra indicate – sale a oltre due miliardi e mezzo, destinati però ad assottigliarsi sensibilmente, come vedremo.
Mentre maturano e vengono a infelice soluzione tutti questi «casi», la squadra disputa un ottimo girone di Coppa Italia, qualificandosi per gli ottavi (nei quali eliminerà clamorosamente la Roma, facendosi poi mettere fuori nei quarti dalla Fiorentina).

Il campionato si preannuncia più pericoloso, anche per un calendario «non amico», che riserva ai gialloblù ben quattro trasferte nelle prime sei gare. Esordio a Bari, dove la squadra di Perani si batte bene ma è sconfitta per 2-0, con due calci di rigore concessi ai baresi dall'arbitro romano Baldi, il primo dei quali suscita qualche perplessità. E proprio per gli arbitri, nel campionato 1984-85, scatta una novità inizialmente molto discussa ma poi divenuta fatto acquisito, sia pure dopo consistenti modifiche: la designazione, non più per scelta dell'organismo di categoria, ma attraverso il computer.

Emergono subito elementi di perplessità, anche in relazione ai pericoli che certe scelte possano innescare, in un mondo nel quale basta un niente a scatenare teppismo e violenza, pericolose micce. Proprio il caso del Parma costituisce pressante richiamo a quelle modifiche poi sollecitamente introdotte. Infatti, dopo la sconfitta di Bari, il sorteggio arbitrale riserva ai gialloblù, impegnati in casa con il Perugia, lo stesso Baldi di Roma: in altre sedi, riproporre colui che otto giorni prima ha «causato» (si sa come ragionano i tifosi...) la sconfitta della propria squadra, equivarrebbe a una vera e propria provocazione. Se ne rendono conto anche in alto loco e il meccanismo del sorteggio subisce opportuni e radicali correttivi. Intanto, il Parma non va oltre lo 0-0 con il Perugia (e Baldi se la cava bene): perde a Taranto (1-2) e in casa con il Pisa (1-3).

Ceresini e Sogliano, che hanno già avvertito i segni di una preoccupante debolezza, cercano di correre ai ripari. Primo acquisto, la mezz'ala Facchini dal Bologna, buon elemento, pagato profumatamente, che esordisce (4a gara) a Trieste. La squadra gioca bene, ma è ancora sconfitta (0-1, gol di Romano), mentre batte alle porte un'altra trasferta a Catania: qui, Panizza e compagni danno segni di ripresa, cogliendo uno strameritato pareggio (1-1), grazie alla prima rete messa a segno in campionato da Macina. In questa trasferta, il presidente Ceresini accusa un aggravamento dei suoi disturbi cardiaci e per fortuna supera, alla vigilia della gara, una preoccupante crisi: rientrato, viene ricoverato in ospedale e successivamente sottoposto a Ginevra ad un serio intervento per l'applicazione di by-pass.

È il figlio Fulvio, nell'intervallo, ad affiancare Sogliano, il quale tenta disperatamente ogni carta per uscire dall'impasse (dopo sei partite, la squadra è ultima, assieme al Cagliari, con soli due punti, a meno sei in media inglese). Perfeziona un'operazione già avviata con il presidente, che resterà come una delle poche «trombature» della sua carriera: acquista la mezza punta Bertoneri, dall'Avellino, elemento già affermatosi in serie A con il Torino e poi nella squadra irpina. Dovrebbe rappresentare l'uomo in più, per una squadra carente soprattutto dalla metà campo in avanti.

Lo paga 900 milioni: Bertoneri arriva a Parma in difetto di preparazione, ma recupera. Schierato nell'ultima parte della gara interna con il Monza, collabora in modo concreto alla prima vittoria dei gialloblù propiziando fra l'altro, con un perfetto cross, il gol vincente di Barbuti. Si vede: non è ancora del tutto pronto e anche nella successiva trasferta di Bologna (un 1-1 che riapre le speranze degli appassionati parmigiani) l'ex avellinese viene utilizzato part-time, in attesa di un impiego «totale». Il giocatore, però, fatica più del previsto a raggiungere la forma piena e Perani non se la sente di bruciarlo dall'inizio: il rendimento non giustifica certo l'ingente spesa, ma si spera... nel domani.

Si va avanti così per qualche domenica, finchè il giocatore scompare da Parma. Nessuno sa dove sia finito. Sogliano riesce finalmente a ristabilire il contatto, gli parla come sa fare lui, ma capisce che il carattere dell'uomo è labile, difficile, refrattario alle reazioni di orgoglio. Lo lascia al suo destino: in estate lo cederà per 450 milioni al Perugia. I movimenti in casa gialloblù non si fermano però qui. Avvalendosi di una amicizia personale, che pure lo costringe a smentire le sue ben note teorie sulle preferenze per i giovani, Sogliano mette a disposizione di Perani anche l'anziano Damiani (ex Juventus, Milan, Napoli).

Forse, un uomo di esperienza come lui, può dare un reale contributo ad una squadra in crisi di personalità e di fiducia. E Damiani riesce a far sentire la propria presenza, con qualche gol e, soprattutto, con tanti consigli. Ma un infortunio a Roma (durante la partita di Coppa Italia con i giallorossi) lo toglie definitivamente di scena. Annata balorda, in tutti i sensi, come si vede. Ha sbagliato perfino Sogliano.
Il deludente procedere del campionato accentua anche i malesseri interni. Perani non «vede» Murelli e Davin, che formano una coppia di terzini a suo giudizio troppo bassi di statura al confronto di attaccanti avversari molto atletici: li schiera (soprattutto Murelli) sempre più saltuariamente, preferendo Farsoni. Sogliano non è d'accordo: ritiene il «piccolo» terzino destro validissimo nella marcatura a uomo («Se si dovesse marcare Platini, dice, nessuno saprebbe fare meglio di Murelli»), ma non vuole creare altri motivi di polemica e lo cede all'Avellino, facendo arrivare dalla Massese quel Mussi di cui si sentirà spesso parlare.

Perani lo utilizza subito, fra i consensi del pubblico. Purtroppo, anche Mariani accusa sintomi di... saturazione a Parma: forse riemergono le vecchie incomprensioni con il «mister», forse incidono altre motivazioni, fatto sta che a novembre anche la scattante ala destra lascia i gialloblù ed emigra a Livorno, in C1.
In questo clima, la squadra va letteralmente a rotoli. Nelle otto partite successive alla prima vittoria contro il Monza, e al pareggio di Bologna, il Parma conquista solo tre punti (fra l'altro perde in casa con Empoli e Lecce...) e così, dopo 16 gare, si ritrova all'ultimo posto con soli 8 punti, a quattro lunghezze dai penultimi Cagliari e Campobasso e a sei dalla zona salvezza.

La sorte di Perani è segnata: l'allenatore della promozione viene liquidato e alla 17a partita in panchina esordisce «Gede» Carmignani, per il quale si crea subito un «caso» regolamentare: non possiede il cartellino di allenatore di 1a categoria e deve chiedere una deroga, che gli viene concessa a tempo determinato.
Il nuovo trainer non interrompe però la serie nera, che continua a Varese con un'altra sconfitta per 2-0. Carmignani tenta di cambiare qualcosa, alla ricerca di un recupero difficile ma non ancora impossibile.

Comincerà utilizzando a tempo pieno il giovanissimo Berti (che nel frattempo si è trasformato da centravanti in ottimo centrocampista) e cerca di dare altri stimoli ai giocatori in evidente crisi morale. Seguono due onorevoli pareggi, in casa con il Cesena e a San Benedetto del Tronto (entrambi per 1-1), e così si conclude il girone di andata con i gialloblù all'ultimo posto, a soli 10 punti mentre la salvezza sarebbe a 16. Si gira, con il Bari al Tardini. C'è da cancellare il 2-0 dell'andata, ma soprattutto bisogna ripristinare l'appuntamento con la vittoria che manca dall'ormai lontana settima partita (1-0 con il Monza).

La squadra di Carmignani mostra maggiore spigliatezza e determinazione: una vittoria sui pugliesi, ormai in odore di promozione (sono secondi dietro il Pisa) potrebbe avere un'importanza maggiore anche dei due punti in palio. Arbitra Pezzella di Napoli, che al 20' concede un giusto rigore agli ospiti. Bivi però sbaglia calciando fuori e il Parma trae ulteriore spinta, andando in gol con Pin, e chiudendo il primo tempo sull'1-0.
Nell'intervallo, cala sullo stadio una nebbia piuttosto fitta: un fenomeno consueto, in febbraio a Parma, ma Pezzella viene dal caldo sole del golfo partenopeo e fa trascorrere per intero il quarto d'ora d'intervallo, anche se il regolamento gli consentirebbe di ridurlo. Quando rientra per la ripresa, la visibilità è scarsa, ma decide di continuare. I gialloblù si portano sul 2-0 con una rete di Lombardi e di lì a poco fissano il 3-0 con una prodezza di Berti, che parte da metà campo e arriva tutto solo davanti a Imparato battendolo senza scampo.

Inutili le reiterate proteste dei baresi, che chiedono la sospensione della gara: Pezzella dice di vederci e prosegue. Finalmente, ecco il triplice fischio di chiusura. Le squadre rientrano negli spogliatoi e così si appresta a fare l'arbitro che, nel tragitto dal campo, viene avvicinato dall'allenatore barese Bolchi il quale gli fa osservare che ha fischiato la fine quasi 3' prima del 90'. Il direttore di gara si consulta con i guardalinee, accerta che effettivamente ha anticipato la chiusura e richiama le squadre in campo per disputare la... coda. I baresi oppongono qualche difficoltà («Siamo già sotto la doccia» e altre cose del genere); si perdono minuti; l'arbitro con i capitani controlla la visibilità e decide che... non ci si vede e pertanto dichiara la partita sospesa. Tutto da rifare. Partita nulla anche per il Totocalcio.
Una vera e propria truffa per il Parma, che si vede derubato in quel modo della seconda vittoria del campionato: tutta la stampa nazionale stigmatizza il comportamento di Pezzella (uscito indenne dal Tardini dopo la... prodezza), ma la partita non è valida.

Viene ripetuta la domenica successiva e, per fortuna, il Parma vince ancora, per 1-0, grazie ad un gol di Facchini a 8' dalla fine. Ma gli strascichi della gara sospesa si prolungano: l'ingiustizia è stata troppo palese perché la si possa frettolosamente archiviare. Pezzella non subisce alcuna censura da parte della sua organizzazione: dopo due domeniche, riprende ad arbitrare, come se nulla fosse accaduto. Un fatto «strano», comunque, si registra quando, verso la fine del torneo, chiamato a dirigere Fiorentina-Parma di Coppa Italia per i quarti di finale, lo stesso arbitro accusa un infortunio in allenamento e si dichiara indisponibile. Dal febbraio 1985 e fino alla conclusione del campionato 1986-87, Pezzella non dirigerà più incontri in cui sia impegnato il Parma. Solo «colpa» del sorteggio?

Superato l'infuocato episodio, il Parma segnala qualche sintomo di ripresa e disputa alcune gare di ottimo livello (pareggio in casa del capolista Pisa e a Genova; successo sul Bologna), ma il risultato finale è infausto: penultimo posto e retrocessione con Cagliari, Varese e Taranto, mentre Pisa, Lecce e Bari, vanno in A.
Ma proprio per tutto l'iter del torneo ci sono complicazioni in casa gialloblù. L'ultima, non meno assurda di altre cui abbiamo fatto cenno, riguarda la guida tecnica della squadra. Scaduta l'autorizzazione temporanea di Carmignani, il Parma fa ricorso ad un allenatore regolarmente diplomato, l'ex comasco Flaborea. Discorso chiuso, quindi, ma solo apparentemente perché, chissà da dove, piove sui tavoli federali un'altra denuncia secondo la quale Carmignani avrebbe continuato a svolgere la sua consueta attività, sempre presente anche nelle dichiarazioni del dopo-partita.

Un fatto insignificante, tanto più in presenza di una squadra da mesi condannata alla retrocessione. Ma il rigore dei regolamenti si abbatte implacabile ancora una volta sulla società e Flaborea e Carmignani vengono squalificati per un lungo periodo.
E' l'ultima pagina di un campionato maledetto.
 

(tratto dal libro "Tutto il Parma minuto per minuto")

 

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