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Parma |
47 |
|
Modena |
47 |
|
Piacenza |
45 |
|
Reggiana |
40 |
|
Virescit |
39 |
|
Spal |
38 |
|
Padova |
36 |
|
Ancona |
33 |
|
Prato |
33 |
|
Trento |
31 |
|
Legnano |
31 |
|
Rondinella |
31 |
|
Carrarese |
31 |
|
Fano |
30 |
|
Rimini |
30 |
|
Pavia |
27 |
|
Varese |
26 |
|
Sanremese |
17 |

L'allenatore Arrigo Sacchi

Il centrocampista Bordin

Il libero Signorini

Si abbracciano felici Zannoni e Righetti

Il regista Gabriele

La mezz'ala Salvioni
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Arrigo Sacchi, infatti, si
presentava come un giovane allenatore fra i più preparati e moderni.
Nato nel 1946 a Cesena, da giocatore ha fatto poco: dal Fusignano al Baracca
in serie D e basta. Dedicatosi poi al lavoro di tecnico, ha allenato il
Fusignano, l'Alfonsina e il Bellaria prima di frequentare (1978-79) il
supercorso di Coverciano. Per tre stagioni alla «primavera» del Cesena, poi
al Rimini in C1, quindi alla «primavera» della Fiorentina, ancora al Rimini,
prima di approdare a Parma. Una carriera non esaltante, ma molto
interessante, soprattutto per la ventata di freschezza portata nelle squadre
da lui dirette. Si comincia a parlare di lui e il Parma se ne assicura
l'opera.
Con Sacchi, già ingaggiato,
la società dà il via alle cessioni e procede agli acquisti indicati dal
nuovo tecnico. Impressionante il numero di giocatori che Sogliano riesce
a collocare in serie A e in serie B: la squadra appena retrocessa viene
letteralmente saccheggiata. Pin (Juventus), Aselli (Sampdoria), Macina
(Milan) e il giovanissimo Berti (Fiorentina) sono i gioielli che assicurano
i maggiori introiti alla società: ma altri discreti gruzzoli entrano nelle
casse sociali con le cessioni di Barbuti (Ascoli), Gandini (Triestina), Dore
(Cagliari), Bertoneri (Perugia), Panizza e Marocchi (Foggia), Fermanelli
(Siena), Facchini (Arezzo), Davin (Cagliari), Lombardi (Carrarese) e
Stoppani (Livorno). Se ne vanno anche Damiani, che ritorna alla Lazio e
Benedetti al Torino. Della squadra dell'anno precedente restano solamente
Mussi e Bruno.
Viene a costare cinque miliardi (a fronte dei sei incassati) la lunga
schiera dei neoacquisti: il portiere Landucci (Fiorentina), il libero
Signorini (Cavese), il terzino Bianchi (Rimini), i centrocampisti Gabriele
(Cesena), Bordin (Taranto), Salvioni (Derthona), Fiorin (Cesena), Zannoni
(Rimini) e gli attaccanti Rossi (Francavilla), Paci (Asti), Righetti
(Rimini) e Casilli (Pro Patria).
Tutti giovani — ad
eccezione di Salvioni — e tutti di buona qualità. Qualcuno costa anche caro
(Rossi oltre un miliardo; Bordin sugli 800 milioni); per Signorini,
Gabriele, Zannoni e Righetti il Parma acquista solo il 50 per cento,
rimandando a fine stagione l'eventuale riscatto. Imprevisto, ma importante,
l'arrivo di Gabriele, ingaggiato nel giro di poche ore da Sogliano, dopo che
il prescelto Gamberini (Triestina) aveva «sparato» una cifra di ingaggio
astronomica. «Le darò una risposta domani» — lo aveva liquidato il direttore
generale gialloblù. E la risposta fu... Gabriele.
Con questo «parco» di giocatori, Sacchi imposta fin dal ritiro di Tizzano
i suoi schemi della «zona» e del «pressing». Sono una novità per gli
appassionati parmigiani e all'inizio qualcuno storce il naso. Ma ormai il
calcio moderno sta per prendere quella strada e sono soprattutto i tecnici
giovani a predicare e attuarla con passione e credibilità.
Il campionato va bene.
Una sola sconfitta in tutto il girone di andata (a Ferrara, contro la
Spal 0-1, settima giornata) e al giro di boa il Parma può contare su un
notevole vantaggio (26 punti contro i 22 della Virescit e i 21 del Modena).
I giochi sembrano fatti: con questa squadra che gioca a memoria, che può
contare su una difesa impenetrabile (un solo gol subito in casa, in tutto il
campionato), passa in secondo ordine anche una crescente sterilità in fase
conclusiva.
Invece il girone di
ritorno riserva qualche sgradita sorpresa; si perde a Pavia, si stenta
un po' anche in casa (0-0 con Trento, Spal e Piacenza); il vantaggio si
assottiglia e la situazione si fa veramente difficile quando, a quattro
domeniche dalla fine, la Reggiana espugna il Tardini, proprio mentre Modena
e Piacenza stanno compiendo una straordinaria rimonta. A questo momento la
situazione vede il Parma in testa con 40 punti, seguito a una lunghezza dal
Modena, a due dal Piacenza e a tre dalla Reggiana.
Un derby davvero stregato
(l'arbitro Calabretta di Catanzaro ne combina di tutti i colori,
costringendo i gialloblù a giocare in dieci per tutta la ripresa, dopo
l'incomprensibile espulsione di Paci) che sarà ricordato con grande
tristezza soprattutto per i gravi incidenti che avvengono a fine gara fra
ultras parmensi e polizia. Fuori causa giocatori e supporters reggiani,
il dramma — sulle cui origini non esiste una versione sicura — si allarga
anche alle zone adiacenti allo stadio, con lanci di lacrimogeni e di sassi,
con scontri e con numerosi fermi (alcuni dei quali tramutati in arresto) di
giovani concittadini. Accuse e controaccuse; riunioni con i familiari dei
giovani in carcere; rinvii a giudizio; procedimenti giudiziari anche a
carico di minorenni. Un bilancio veramente assurdo, con lacerazioni che
solo un lungo lasso di tempo riuscirà a rimarginare.
Ma torniamo al calcio
giocato. Il fatto che preoccupa è che nel girone di ritorno il Parma,
in 13 partite, ha conquistato solo 14
punti (poco più della media salvezza...) molto meno del Modena (18) e del
Piacenza (addirittura 20). Si comincia veramente a temere il peggio, ma per
fortuna la squadra di Sacchi ha un'impennata di orgoglio e chiude in
bellezza, conquistando sette degli otto punti in palio negli ultimi 360
minuti di gioco (1-0 a Varese; 2-1 con l'Ancona; 0-0 a Firenze con la
Rondinella e infine 2-0 con la Sanremese). Una curiosità: così come nel
1983-84, è ancora la Sanremese — questa volta già condannata alla
retrocessione a consegnare al Parma i due punti finali della promozione.
Il campionato si
chiude con Parma e Modena appaiati a 47 punti e il Piacenza terzo a 45. È
la terza promozione dell'era Ceresini. Il presidente è naturalmente
molto soddisfatto, ma non nasconde che il rosso della gestione — pur con
l'utile della campagna estiva — è stato superiore alle previsioni:
esattamente 2 miliardi e mezzo! Il campionato di C1 comporta spese elevate;
i contributi federali sono scarsi; in più — sostiene Ceresini — è mancato il
pubblico, forse perchè ha visto la promozione già raggiunta alla fine del
girone di andata. Insomma, una gioia temperata dalle preoccupazioni. «Sta
per entrare in vigore la nuova legge sullo sport che regola le gestioni
societarie. Certo, dice, sarà tutto più chiaro, ma i soldi che ho speso e
che non si possono mettere in bilancio chi me li restituirà?».
(tratto dal libro "Tutto
il Parma minuto per minuto")
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