POCHI RITOCCHI E IL PARMA INCANTA LA SERIE B
SI LOTTA PER LA "A"
TRIONFO DELLA "LINEA VERDE"

Il campionato 86/87 verrà ricordato come uno dei più esaltanti di tutta la storia del calcio parmense. I timori di una retrocessione immediata, similmente a quanto avvenuto nel 1980 e nel 1985, vengono spazzati via implacabilmente da una formazione che, poggiando in maggioranza sui pilastri dell'anno precedente, presenta solo alcuni ma indovinati ritocchi. Ci sarà anche chi, nell'arco del torneo, rimpiangerà qualche partenza, ma i fatti sono li a registrare una stagione favolosa, alla fine della quale addirittura terrà banco la sfiorata promozione in serie A. Confermato naturalmente l'allenatore Arrigo Sacchi, con gli stessi collaboratori dell'anno precedente.

In piedi da sinistra: Bruno, Ferrari, Signorini, Zannoni, Bianchi.
Accosciati: Mussi, Piovani, Fiorin, Bortolazzi, Valoti, Melli.
 

 

La rosa

Ferrari

Mussi
Bianchi
Zannoni
Bruno
Signorini
Galassi
Valoti
M.Rossi
Bortolazzi
Fontolan
Bucci
Fiorin
Corti
Piovani
A. Melli
Ricci
Zamagna
Sormani
Giandebiaggi
Appio
Andreoli
Bertolotti
Mazzocchi
All. Sacchi
Presidente Ernesto Ceresini


La classifica
Pescara 44
Pisa 44
Cremonese 43
Cesena 43
Lecce 43
Genoa 42
Parma 40
Messina 40
Bari 39
Bologna 36
Triestina 35
Arezzo 35
Modena 35
Sambedenettese 34
Lazio 33
Campobasso 33
Taranto 33
Vicenza 32
Catania 32
Cagliari 26

 


Il vice-allenatore Gedeone Carmignani

 


Il portiere Ferrari ed il terzino Bianchi

 


Il "jolly" Zamagna

 


Il regista Bortolazzi

 


L'attaccante Fontolan

 


Il difensore Bruno nei panni di capitano

 


Il direttore sportivo Giorgio Vitali

 


Il giovanissimo portiere Luca Bucci

 


Il responsabile delle giovanili Bruno Mora

Il portiere Landucci torna alla Fiorentina (dove disputerà l'intero campionato come titolare) e a sostituirlo arriva Ferrari, 20 anni, dal Rimini. È raccomandato da Sacchi e avallato da Carmignani, il quale di portieri s'intende: di fronte a queste credenziali, non trovano spazio le riserve e le critiche di chi si affanna a far sapere che "in B occorre un portiere esperto", che "Ferrari è troppo giovane" e altre cose del genere. E tanto per dimostrare quanta importanza si dia a siffatti pareri, il vice-Ferrari viene scelto in Luca Bucci, di 16 anni.

Intatto il pacchetto difensivo con l'elegante e brillante Mussi, il roccioso Bruno, il forte mancino Bianchi e il possente libero Signorini: puntuale nel contenimento, veloce nei recuperi, abile negli sganciamenti (soprattutto Mussi e Bianchi), imbattibile nel gioco aereo (Signorini e Bruno svettano come gru...), il reparto offre assolute garanzie e alla fine risulterà il meno perforato di tutta la serie B (solo 26 gol subiti). Come «jolly» di copertura si acquista Zamagna dal Livorno.
Efficiente anche il centrocampo, il settore più ritoccato rispetto all'anno precedente. Non vengono confermati Bordin (finito al Cesena), Gabriele e Righetti (entrambi alla Lucchese): in loro sostituzione arrivano Galassi (Rimini), Sormani (Rimini), Valoti (Atalanta) e Bortolazzi (Milan), ai quali aggiunge poi l'esperto Corti (dalla Lazio). Quanto alle punte, Paci passa all'Ancona mentre a Rossi e a Melli si affianca subito Fontolan prelevato dal Legnano e, a novembre, Piovani dal Brescia. Non va dimenticato l'acquisto di Morbiducci (dal Perugia), che si infortuna subito e viene girato al Cesena.

Nel contempo lo staff dirigenziale si arricchisce di un direttore sportivo di sicura professionalità, che si affianca a Ceresini e a Sogliano: è Giorgio Vitali, personaggio di rilievo del mondo calcistico, che ha alle spalle esperienze qualificanti (Cesena, Monza, Napoli, Genoa).
Solito ritiro a Tizzano; solite amichevoli di richiamo con grandi squadre e in una di queste (contro il Milan) Zannoni è vittima di un fortuito, gravissimo incidente (la frattura dei legamenti del ginocchio che lo fermerà per vari mesi), Sacchi si ritrova di fatto con un centrocampista in meno, ma rimedia con molta serenità promuovendo Fiorin a titolare fisso. Una scelta perfetta. E la squadra marcia, da subito. In Coppa Italia sorprende tutti, andando a vincere addirittura a Milano contro i rossoneri di Berlusconi e Liedholm e conquistando il primo posto nel girone. Si teme che possa capitare come due anni prima, allorchè, sorprendenti in Coppa (anche allora passaggio al turno successivo), i gialloblù avevano trovato nel campionato un autentico calvario.

Ma questa volta le basi sono molto più solide, la squadra dispone di potenziale tecnico, carattere, gioco. Per tutto il girone di andata sono la difesa e Bortolazzi i poli vincenti: la prima opponendosi con eccezionale bravura anche agli avversari più titolati, il secondo dimostrando una straordinaria precisione nei tiri piazzati e nei penalty (sette gol in 19 partite). Ma è tutta la squadra a suscitare dapprima sorpresa e poi ammirazione con una «zona» e un «pressing» davvero perfetti: e se non fosse per una forse inattesa difficoltà a concludere, i venti punti realizzati nell'andata avrebbero potuto essere molti di più.

Senza contare che Sacchi, dopo avere perduto per molti mesi Zannoni, nella disgraziatissima trasferta di Pisa (sconfitta per 1-0 dopo una partita dominata), si vede privato anche del giovanissimo Melli messo brutalmente fuori causa proprio nella città toscana da un intervento assassino di un difensore locale. E l'arbitro Coppetelli di Tivoli, dopo avere tollerato quell'incredibile atto di violenza (il colpevole solo ammonito) punisce le comprensibili proteste di Sacchi a fine gara facendolo squalificare per due mesi. Una giornata disastrosa: Melli fuori per metà campionato e Sacchi per otto gare.

Ma l'ambiente è refrattario alle emozioni e alle provocazioni, benché i giovani siano tanti: e la squadra, in panchina l'allenatore delle giovanili Battistini, prosegue nella sua marcia regolare e brillante. Ma perché Battistini e non Bruno Mora, responsabile del settore giovanile e allenatore patentato, al posto di Sacchi? Purtroppo, il bravissimo ex nazionale era da tempo bloccato da un male tremendo: forse avendo capito tutto aveva inviato una lettera al presidente Ceresini con la quale lasciava l'incarico. Un momento triste per tutti. Il calvario di Bruno Mora dura alcuni mesi e si chiude in dicembre. Alla memoria del grande campione si inchina e rende omaggio non solo il calcio parmense, ma tutto il calcio italiano. La nazionale azzurra, la Sampdoria, la Juventus, il Milan avevano trovato in lui un autentico campione, uno straordinario «mattatore». E l'omaggio è generale, commosso, affettuoso, in un rigido pomeriggio con la bara ricoperta di fiori, portata a spalle da giovani calciatori a testimoniare una continuità che proprio Bruno Mora stava onorando giorno per giorno nella scoperta di nuovi talenti.

Dopo la dolorosa ma doverosa parentesi, rieccoci ai venti punti del girone di andata. Un traguardo perfino insperato ma raggiunto con indiscutibile merito. La serie B 1986-87 non trova i suoi padroni, in un equilibrio di valori che coinvolgono anche il Parma nella lotta per la promozione. Alla 27a giornata (perentoria rivincita sul Pisa: 2-0), la squadra si trova al terzo posto. L'entusiasmo degli sportivi è immaginabile. La posizione di classifica autorizza sogni radiosi. Si profilano, intanto, situazioni in sensibile evoluzione: rinvengono squadre all'inizio in grave ritardo (Cesena, Lecce e lo stesso Pisa); comincia a perdere colpi la Cremonese, dopo un girone di andata largamente in testa; continua a sorprendere il Pescara, quasi miracolosamente, se si pensa al suo ripescaggio in extremis dalla serie C; e anche il Messina entra nel lotto delle candidate (ruolo che perderà abbastanza presto per i troppo frequenti rallentamenti nelle partite casalinghe). Il Parma, invece, è costante.

Il successo sul Pisa viene ad assumere uno straordinario valore anche sul piano psicologico. La domenica precedente, infatti, mentre la squadra era a Cagliari, il
«Corriere della sera» aveva sparato, con un titolo a nove colonne, la notizia che l'allenatore Sacchi aveva già definito il contratto con il Milan di Berlusconi per passare alla guida della squadra rossonera nel campionato 1987-88. Un fulmine a ciel sereno per i giocatori e per gli sportivi (Ceresini e Sogliano lo sapevano e si erano già mossi per scegliere il sostituto). Il tecnico romagnolo, divenuto improvvisamente l'uomo del giorno, non sa come fare a smentire la... verità, preoccupato anche dei provvedimenti disciplinari che potrebbero colpirlo per l'inosservanza delle norme federali, in rispetto delle quali, accordi di quel tipo si possono concludere solo a campionato chiuso.

Sono soprattutto gli sportivi a temere che Sacchi possa soffrire di un sia pure involontario disimpegno psicologico, con comprensibili ripercussioni sulla squadra. Ma l'uomo è saldo di nervi, serio, responsabile e continua a lavorare nel solito modo, come se nulla fosse avvenuto. La vittoria sul Pisa, appunto, riporta serenità e tranquillità a tutti i livelli.
Subito dopo si pareggia in casa con l'Arezzo, dopo una partita dominata (14 calci d'angolo a favore) ma senza reti: quindi arriva la sconfitta di Lecce a rendere amara la Pasqua degli appassionati locali (la partita, perduta per 1-0 viene disputata il sabato santo). C'è delusione, ma la squadra di Sacchi si trova sempre a un punto dalla zona promozione e si guarda pertanto con molte speranze all'immediata trasferta di Catania, contro una squadra in gravi difficoltà che procede, proprio nella settimana, alla sostituzione dell'allenatore Rambone con Pace.

Il Parma non ha ancora vinto in trasferta e a Catania dovrebbe essere l'occasione buona per fare bottino pieno. Ma ancora una volta non si va al di là del pareggio, piuttosto squallido anche sul piano del gioco. Resta veramente un enigma questa incapacità della squadra a fare bottino pieno lontano dal Tardini: è vero che nel calcio, notoriamente, può capitare tutto e il contrario di tutto senza la benchè minima logica, ma certi riscontri lasciano davvero sconcertati. Quando si pensa che perfino il Parma di Maldini-Rosati, protagonista di un campionato disastroso (penultimo alla fine nel 1979-80), era riuscito a vincere una volta in trasferta (e addirittura in casa del capolista Como), appare incredibile che ciò non sia avvenuto per il Parma-rivelazione del 1986-87.

Il mercoledì successivo alla trasferta di Catania, il Parma è chiamato all'impegno di Coppa Italia, nei quarti di finale contro l'Atalanta, a Bergamo per la partita di andata. A questo punto scoppia un dissidio fra l'allenatore e il direttore generale.
Sacchi pare orientato a puntare tutto sul campionato, mentre Sogliano intende non penalizzare nessuna delle due opportunità che si presentano. Per lui l'Atalanta è avversario alla portata dei gialloblù, quindi un ingresso nelle semifinali potrebbe aprire prospettive prestigiose e irripetibili. Sacchi vorrebbe schierare molti rincalzi; Sogliano tutti i titolari. C'è scontro fra i due. Si arriva poi ad un compromesso: non la formazione completa ma quasi, con l'inserimento di qualcuno solitamente panchinaro ma resta la notevole insoddisfazione del direttore generale, il quale — si dice — era già pronto a licenziare Sacchi, provvedimento rientrato per l'intervento mediatore del presidente Ceresini. Per la cronaca, l'Atalanta elimina i gialloblù vincendo in modo fortunoso in casa (1-0) e pareggiando al ritorno (0-0).

Resta ancora il campionato, entrato nella sua fase più palpitante. Il Parma ha trovato in Fontolan un prezioso goleador, zero reti nell'andata, sei nel ritorno, tutte su azione, ma sta accusando l'handicap grave di un Bortolazzi sempre brillante come regista ma divenuto stranamente impreciso nei tiri piazzati (neanche una rete nella fase discendente, se si esclude quella su punizione vincente contro il Milan a San Siro): ma al di là di una persistente difficoltà in fase conclusiva, la squadra conserva piena rispondenza al modulo e persistente freschezza atletica. Rimane sempre brillantemente in corsa per la serie A anche se perde in modo inopinato a Vicenza (0-2): solo alla quart'ultima partita, sconfitta in casa dal Cesena (0-1, con gol dell'ex Bordin, ripudiato da Sacchi) vede allontanarsi molte speranze.

Il calendario offre subito un'ancora di salvataggio, la trasferta di Cremona: una vittoria rilancerebbe in pieno, un pari potrebbe mantenere in vita qualche prospettiva. Purtroppo, si perde anche a Cremona in modo beffardo, un po' per le sviste arbitrali (il primo gol locale in netto fuorigioco: e l'arbitro è quel Longhi che già anni prima, nella decisiva gara di Pistoia, aveva pesantemente penalizzato gli allora crociati) e molto per inconcludenza e ingenuità proprie. Irrilevanti le ultime due partite contro la Triestina in casa (vittoria per 2-1) e a Pescara (sconfitta per 1-0).

La delusione è viva per la serie A sfiorata ma non raggiunta, però l'apprezzamento e la soddisfazione per l'ottimo campionato sono generali. Si sa già che molti giocatori lasceranno la maglia gialloblù insieme con Sacchi, ma anche questo è un motivo di orgoglio, in quanto, ormai, il Parma è divenuta una autentica università per giovani talenti che da qui avviano prestigiose carriere.

(tratto dal libro "Tutto il Parma minuto per minuto")

 

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