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Pescara |
44 |
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Pisa |
44 |
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Cremonese |
43 |
|
Cesena |
43 |
|
Lecce |
43 |
|
Genoa |
42 |
|
Parma |
40 |
|
Messina |
40 |
|
Bari |
39 |
|
Bologna |
36 |
|
Triestina |
35 |
|
Arezzo |
35 |
|
Modena |
35 |
|
Sambedenettese |
34 |
|
Lazio |
33 |
|
Campobasso |
33 |
|
Taranto |
33 |
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Vicenza |
32 |
|
Catania |
32 |
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Cagliari |
26 |

Il vice-allenatore
Gedeone Carmignani

Il portiere Ferrari ed il terzino Bianchi

Il "jolly" Zamagna

Il regista Bortolazzi

L'attaccante Fontolan

Il difensore Bruno nei panni di capitano

Il direttore sportivo Giorgio Vitali

Il giovanissimo portiere Luca Bucci

Il responsabile delle giovanili Bruno Mora
|
Il portiere Landucci torna alla Fiorentina
(dove disputerà l'intero campionato come titolare) e a sostituirlo arriva
Ferrari, 20 anni, dal Rimini. È raccomandato da Sacchi e avallato da
Carmignani, il quale di portieri s'intende: di fronte a queste credenziali,
non trovano spazio le riserve e le critiche di chi si affanna a far sapere
che "in B occorre un portiere esperto", che "Ferrari
è troppo giovane" e altre cose del genere. E tanto per dimostrare
quanta importanza si dia a siffatti pareri, il vice-Ferrari viene scelto in
Luca Bucci, di 16 anni.
Intatto il pacchetto difensivo con
l'elegante e brillante Mussi, il roccioso Bruno, il forte mancino Bianchi e
il possente libero Signorini: puntuale nel contenimento, veloce nei
recuperi, abile negli sganciamenti (soprattutto Mussi e Bianchi),
imbattibile nel gioco aereo (Signorini e Bruno svettano come gru...), il
reparto offre assolute garanzie e alla fine risulterà il meno perforato
di tutta la serie B (solo 26 gol subiti). Come «jolly» di copertura si
acquista Zamagna dal Livorno.
Efficiente anche il centrocampo, il settore più ritoccato rispetto all'anno
precedente. Non vengono confermati Bordin (finito al Cesena), Gabriele e
Righetti (entrambi alla Lucchese): in loro sostituzione arrivano Galassi
(Rimini), Sormani (Rimini), Valoti (Atalanta) e Bortolazzi (Milan), ai quali
aggiunge poi l'esperto Corti (dalla Lazio). Quanto alle punte, Paci passa
all'Ancona mentre a Rossi e a Melli si affianca subito Fontolan prelevato
dal Legnano e, a novembre, Piovani dal Brescia. Non va dimenticato
l'acquisto di Morbiducci (dal Perugia), che si infortuna subito e viene
girato al Cesena.
Nel contempo lo staff dirigenziale si
arricchisce di un direttore sportivo di sicura professionalità, che si
affianca a Ceresini e a Sogliano: è Giorgio Vitali, personaggio di
rilievo del mondo calcistico, che ha alle spalle esperienze qualificanti
(Cesena, Monza, Napoli, Genoa).
Solito ritiro a Tizzano; solite amichevoli di richiamo con grandi squadre e
in una di queste (contro il Milan) Zannoni è vittima di un fortuito,
gravissimo incidente (la frattura dei legamenti del ginocchio che lo fermerà
per vari mesi), Sacchi si ritrova di fatto con un centrocampista in meno, ma
rimedia con molta serenità promuovendo Fiorin a titolare fisso. Una scelta
perfetta. E la squadra marcia, da subito. In Coppa Italia sorprende tutti,
andando a vincere addirittura a Milano contro i rossoneri di Berlusconi e
Liedholm e conquistando il primo posto nel girone. Si teme che possa
capitare come due anni prima, allorchè, sorprendenti in Coppa (anche allora
passaggio al turno successivo), i gialloblù avevano trovato nel campionato
un autentico calvario.
Ma questa volta le basi sono molto più
solide, la squadra dispone di potenziale tecnico, carattere, gioco.
Per tutto il girone di andata sono la difesa e Bortolazzi i poli vincenti:
la prima opponendosi con eccezionale bravura anche agli avversari più
titolati, il secondo dimostrando una straordinaria precisione nei tiri
piazzati e nei penalty (sette gol in 19 partite). Ma è tutta la squadra a
suscitare dapprima sorpresa e poi ammirazione con una «zona» e un «pressing»
davvero perfetti: e se non fosse per una forse inattesa difficoltà a
concludere, i venti punti realizzati nell'andata avrebbero potuto essere
molti di più.
Senza contare che Sacchi, dopo avere
perduto per molti mesi Zannoni, nella disgraziatissima trasferta di Pisa
(sconfitta per 1-0 dopo una partita dominata), si vede privato anche del
giovanissimo Melli messo brutalmente fuori causa proprio nella città toscana
da un intervento assassino di un difensore locale. E l'arbitro Coppetelli di
Tivoli, dopo avere tollerato quell'incredibile atto di violenza (il
colpevole solo ammonito) punisce le comprensibili proteste di Sacchi a fine
gara facendolo squalificare per due mesi. Una giornata disastrosa: Melli
fuori per metà campionato e Sacchi per otto gare.
Ma l'ambiente è refrattario alle emozioni
e alle provocazioni, benché i giovani siano tanti: e la squadra, in panchina
l'allenatore delle giovanili Battistini, prosegue nella sua marcia regolare
e brillante. Ma perché Battistini e non Bruno Mora, responsabile del
settore giovanile e allenatore patentato, al posto di Sacchi? Purtroppo,
il bravissimo ex nazionale era da tempo bloccato da un male tremendo: forse
avendo capito tutto aveva inviato una lettera al presidente Ceresini con la
quale lasciava l'incarico. Un momento triste per tutti. Il calvario di Bruno
Mora dura alcuni mesi e si chiude in dicembre. Alla memoria del grande
campione si inchina e rende omaggio non solo il calcio parmense, ma tutto il
calcio italiano. La nazionale azzurra, la Sampdoria, la Juventus, il Milan
avevano trovato in lui un autentico campione, uno straordinario
«mattatore». E l'omaggio è generale, commosso, affettuoso, in un rigido
pomeriggio con la bara ricoperta di fiori, portata a spalle da giovani
calciatori a testimoniare una continuità che proprio Bruno Mora stava
onorando giorno per giorno nella scoperta di nuovi talenti.
Dopo la dolorosa ma doverosa parentesi,
rieccoci ai venti punti del girone di andata. Un traguardo perfino insperato
ma raggiunto con indiscutibile merito. La serie B 1986-87 non trova i suoi
padroni, in un equilibrio di valori che coinvolgono anche il Parma nella
lotta per la promozione. Alla 27a giornata (perentoria rivincita sul Pisa:
2-0), la squadra si trova al terzo posto. L'entusiasmo degli sportivi
è immaginabile. La posizione di classifica autorizza sogni radiosi. Si
profilano, intanto, situazioni in sensibile evoluzione: rinvengono squadre
all'inizio in grave ritardo (Cesena, Lecce e lo stesso Pisa); comincia a
perdere colpi la Cremonese, dopo un girone di andata largamente in testa;
continua a sorprendere il Pescara, quasi miracolosamente, se si pensa al suo
ripescaggio in extremis dalla serie C; e anche il Messina entra nel lotto
delle candidate (ruolo che perderà abbastanza presto per i troppo frequenti
rallentamenti nelle partite casalinghe). Il Parma, invece, è costante.
Il successo sul Pisa viene ad assumere uno
straordinario valore anche sul piano psicologico. La domenica precedente,
infatti, mentre la squadra era a Cagliari, il
«Corriere della sera» aveva sparato, con un titolo a nove colonne, la
notizia che l'allenatore Sacchi aveva già definito il contratto con il
Milan di Berlusconi per passare alla guida della squadra rossonera nel
campionato 1987-88. Un fulmine a ciel sereno per i giocatori e per gli
sportivi (Ceresini e Sogliano lo sapevano e si erano già mossi per scegliere
il sostituto). Il tecnico romagnolo, divenuto improvvisamente l'uomo del
giorno, non sa come fare a smentire la... verità, preoccupato anche dei
provvedimenti disciplinari che potrebbero colpirlo per l'inosservanza delle
norme federali, in rispetto delle quali, accordi di quel tipo si possono
concludere solo a campionato chiuso.
Sono soprattutto gli sportivi a temere che
Sacchi possa soffrire di un sia pure involontario disimpegno psicologico,
con comprensibili ripercussioni sulla squadra. Ma l'uomo è saldo di nervi,
serio, responsabile e continua a lavorare nel solito modo, come se nulla
fosse avvenuto. La vittoria sul Pisa, appunto, riporta serenità e
tranquillità a tutti i livelli.
Subito dopo si pareggia in casa con l'Arezzo, dopo una partita dominata (14
calci d'angolo a favore) ma senza reti: quindi arriva la sconfitta di Lecce
a rendere amara la Pasqua degli appassionati locali (la partita, perduta per
1-0 viene disputata il sabato santo). C'è delusione, ma la squadra di
Sacchi si trova sempre a un punto dalla zona promozione e si guarda
pertanto con molte speranze all'immediata trasferta di Catania, contro una
squadra in gravi difficoltà che procede, proprio nella settimana, alla
sostituzione dell'allenatore Rambone con Pace.
Il Parma non ha ancora vinto in trasferta
e a Catania dovrebbe essere l'occasione buona per fare bottino pieno. Ma
ancora una volta non si va al di là del pareggio, piuttosto squallido anche
sul piano del gioco. Resta veramente un enigma questa incapacità della
squadra a fare bottino pieno lontano dal Tardini: è vero che nel calcio,
notoriamente, può capitare tutto e il contrario di tutto senza la benchè
minima logica, ma certi riscontri lasciano davvero sconcertati. Quando si
pensa che perfino il Parma di Maldini-Rosati, protagonista di un campionato
disastroso (penultimo alla fine nel 1979-80), era riuscito a vincere una
volta in trasferta (e addirittura in casa del capolista Como), appare
incredibile che ciò non sia avvenuto per il Parma-rivelazione del 1986-87.
Il mercoledì successivo alla trasferta di
Catania, il Parma è chiamato all'impegno di Coppa Italia, nei quarti di
finale contro l'Atalanta, a Bergamo per la partita di andata. A questo punto
scoppia un dissidio fra l'allenatore e il direttore generale.
Sacchi pare orientato a puntare tutto sul campionato, mentre Sogliano
intende non penalizzare nessuna delle due opportunità che si presentano. Per
lui l'Atalanta è avversario alla portata dei gialloblù, quindi un ingresso
nelle semifinali potrebbe aprire prospettive prestigiose e irripetibili.
Sacchi vorrebbe schierare molti rincalzi; Sogliano tutti i titolari. C'è
scontro fra i due. Si arriva poi ad un compromesso: non la formazione
completa ma quasi, con l'inserimento di qualcuno solitamente panchinaro ma
resta la notevole insoddisfazione del direttore generale, il quale — si
dice — era già pronto a licenziare Sacchi, provvedimento rientrato per
l'intervento mediatore del presidente Ceresini. Per la cronaca, l'Atalanta
elimina i gialloblù vincendo in modo fortunoso in casa (1-0) e pareggiando
al ritorno (0-0).
Resta ancora il campionato, entrato nella
sua fase più palpitante. Il Parma ha trovato in Fontolan un prezioso
goleador, zero reti nell'andata, sei nel ritorno, tutte su azione, ma sta
accusando l'handicap grave di un Bortolazzi sempre brillante come regista ma
divenuto stranamente impreciso nei tiri piazzati (neanche una rete nella
fase discendente, se si esclude quella su punizione vincente contro il Milan
a San Siro): ma al di là di una persistente difficoltà in fase conclusiva,
la squadra conserva piena rispondenza al modulo e persistente freschezza
atletica. Rimane sempre brillantemente in corsa per la serie A anche se
perde in modo inopinato a Vicenza (0-2): solo alla quart'ultima partita,
sconfitta in casa dal Cesena (0-1, con gol dell'ex Bordin, ripudiato da
Sacchi) vede allontanarsi molte speranze.
Il calendario offre subito un'ancora di
salvataggio, la trasferta di Cremona: una vittoria rilancerebbe in pieno, un
pari potrebbe mantenere in vita qualche prospettiva. Purtroppo, si perde
anche a Cremona in modo beffardo, un po' per le sviste arbitrali (il
primo gol locale in netto fuorigioco: e l'arbitro è quel Longhi che già anni
prima, nella decisiva gara di Pistoia, aveva pesantemente penalizzato gli
allora crociati) e molto per inconcludenza e ingenuità proprie. Irrilevanti
le ultime due partite contro la Triestina in casa (vittoria per 2-1) e a
Pescara (sconfitta per 1-0).
La delusione è viva per la serie A
sfiorata ma non raggiunta, però l'apprezzamento e la soddisfazione per
l'ottimo campionato sono generali. Si sa già che molti giocatori lasceranno
la maglia gialloblù insieme con Sacchi, ma anche questo è un motivo di
orgoglio, in quanto, ormai, il Parma è divenuta una autentica università
per giovani talenti che da qui avviano prestigiose carriere.
(tratto dal libro "Tutto
il Parma minuto per minuto")
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