TANTE PARTENZE E SQUADRA RIVOLUZIONATA, AVVIO DISASTROSO
L'ALLENATORE ZEMAN SALTA DOPO SETTE PARTITE, ARRIVA VITALI
SOGLIANO VA AL GENOA, LA PARMALAT SARA' IL NUOVO SPONSOR

La stagione 87-88 è un capitolo molto ricco per la storia del Parma A.C. Spa, sia sul piano tecnico, sia su quello gestionale.
Già prima della fine del campionato precedente, si sapeva del passaggio dell'allenatore Sacchi al Milan e della partenza, al suo seguito, di Bortolazzi (per fine prestito) insieme con i terzini di fascia Mussi e Bianchi, ceduti per una cifra attorno ai tre miliardi. Non solo: era già noto il trasferimento del libero Signorini alla Roma, mentre anche tutti gli altri della rosa di Sacchi interessavano varie società. I riscontri più emblematici del successo della politica di Ceresini e Sogliano, tesa soprattutto alla valorizzazione dei giovani. Si potrebbe dire un autentico trionfo.

Formazione del Parma, stagione 1987-1988

In piedi da sinistra: Gambaro, Minotti, Zannoni, Apolloni, Cervone, Di Già
Accosciati: Baiano, Carboni, Fiorin, Turrini, Osio.
 

 

La rosa

Ferrari

Minotti
Apolloni
Zannoni
Fiorin
Carboni
Osio
Turrini
Sala
Di Nicola
Baiano
Cervone
Gambaro
Di Già
Dondoni
Pullo
Melli
Rivolta
Rossini
Impallomeni
Esposito
Bonati
Magrini
All. Zeman (esonerato) - Vitali
Presidente Ernesto Ceresini


La classifica
Bologna 51
Lecce 49
Atalanta 47
Lazio 47
Catanzaro 46
Bari 41
Cremonese 41
Brescia 39
Padova 39
Parma 38
Udinese 38
Messina 35
Piacenza 33
Genoa 32
Sambedenettese 32
Taranto 32
Barletta 31
Modena 30
Triestina* (-5 punti) 28
Arezzo 26

 


Il contratto siglato tra Ceresini e Tanzi

 


(Clicca per ingrandire)

 


La squadra del Parma nell'album Panini

 


Luigi Apolloni

 


Gambaro in Parma-Catanzaro

 


L'attaccante Turrini

 


Marco Osio

 


Zeman dialoga con alcuni giocatori

 


Il difensore Amedeo Carboni

 


Di Nicola esulta in Parma-Bari

 


Di Già con una maglia particolare della ABM

 


Il portiere arrivato in autunno: Cervone

Con queste premesse, il direttore generale ritrova l'opportunità di far luogo a un vasto rinnovamento, una strategia congeniale al suo temperamento e ai suoi precedenti. Smembra quindi, completamente (ad eccezione di Ferrari) la magnifica retroguardia del 1986-87, (la meno battuta di tutta la serie B) cedendo anche lo stopper Bruno all'Udinese, società alla quale finisce pure l'attaccante Fontolan, già in comproprietà con i friulani. A questo punto, i superstiti sono pochi, e anche per loro si trova una sistemazione: Galassi e Andreoli finiscono alla Sambenedettese, Valoti alla Spal, Marco Rossi al Prato, Zamagna al Messina, Piovani al Brescia, Sormani all'Avellino. Anche il giovane portiere Bucci viene ceduto in prestito alla Pro Patria perchè faccia esperienza in attesa di tornare — secondo i piani di Sogliano — per prendere come titolare il posto di Ferrari, nel frattempo prevedibilmente consacrato come uno dei migliori della B.

Insieme con Ferrari, restano solo Fiorin, Zannoni e Alessandro Melli, questi ultimi due rimessisi dai gravissimi infortuni che li avevano costretti al riposo praticamente per l'intero campionato precedente. Un discorso particolare merita Melli, che, formidabile nella nazionale giovanile in cui viene puntualmente convocato e dove si distingue per i suoi splendidi gol, non trova il feeling con gli sportivi parmensi.
Un fatto strano, ingiusto, perfino autolesionistico perchè il giovane attaccante, se sostenuto e valorizzato, garantirebbe proficui risultati sia per la classifica (con i suoi gol) sia per il bilancio (per l'aumentata sua quotazione sul mercato). E purtroppo c'è da aggiungere che anche Sacchi non ha mostrato molta fiducia nel ragazzo, soprattutto quando, rientrato dal grave incidente, lo ha utilizzato solo sporadicamente e per brevi frazioni di gioco, privandolo della possibilità di un felice reinserimento nei meccanismi del collettivo.

E pure Zeman si mostrerà scarsamente convinto delle notevoli qualità del ragazzo, 18enne a Dicembre.
Ranghi rivoluzionati, quindi. A chi gli fa notare l'eccezionale ampiezza del fenomeno cessioni, Sogliano risponde senza reticenze: "Abbiamo voluto, in piena sintonia con il presidente Ceresini, dare soddisfazione a quei giocatori per i quali si aprivano possibilità di carriera senz'altro più brillanti rispetto a Parma. Come si poteva trattenere un Signorini al quale, a 27 anni, si sono aperte le porte di uno dei più gloriosi club del calcio italiano? Così come era difficile sul piano sentimentale negare a ragazzi come Bianchi e Mussi la gioia di un passaggio in divisione superiore, in una squadra come il Milan. A questo punto, anche Bruno orfano dei suoi colleghi di difesa, ha manifestato il desiderio di cambiare aria, dopo tre anni in gialloblù. Sono situazioni nelle quali bisogna comportarsi con grande attenzione e, anche, cautela, specialmente quando la squadra passa ad un nuovo tecnico, portatore magari di idee, tattiche, metodi completamente diversi dal predecessore".

Ceresini e Sogliano godono della completa fiducia dell'ambiente, dopo aver riportato il Parma in serie B e averlo imposto all'attenzione generale per il gioco moderno praticato. Se poi non bastasse questo, un altro elemento di ottimismo arriva a tonificare ancor di più l'ambiente: l'ingresso nella società, come sponsor, della Parmalat, una delle più affermate industrie del settore alimentare nel mondo.
S'interrompe quindi la collaborazione con il Consorzio del prosciutto, durata circa sette anni, e segnalatasi per il calore e la reciproca cordialità di rapporti con i quali si era sempre sviluppata. Da tempo Sogliano perseguiva l'operazione Parmalat: contatti con il titolare, il cavaliere del lavoro Calísto Tanzi, si ripetevano, e già qualche voce s'era sentita. Il matrimonio si consuma ufficialmente il 27 giugno 1987 con la firma del comunicato congiunto da parte del presidente del Parma geom. Ceresini e del presidente della Parmalat, Calisto Tanzi.
Il comunicato ufficiale rivela i termini di un'operazione che va al di là della semplice sponsorizzazione: c'è infatti la realtà molto concreta dell'ingresso della Parmalat anche nell'ambito azionario della società, finora feudo pressochè esclusivo del geom. Ernesto Ceresini.

L'ufficializzazione del nome del nuovo allenatore non rappresenta certo una novità, visto che, subito dopo la notizia della partenza di Sacchi (in aprile), si era saputo che il sostituto sarebbe stato il cecoslovacco Zdenek Zeman, nipote di Cestmir Vycpalek, già giocatore e tecnico del Parma fra il 1952 e il 1958.
Quarantenne, insegnante di educazione fisica, da vari anni in Italia, Zeman ha guidato le giovanili del Palermo, poi il Licata in C2, prima di approdare al Foggia in C1.
Quanto all'organico giocatori, dopo tante partenze, è logico che gli acquisti siano numerosi.
Dall'Udinese vengono assunti il difensore Susic e il centrocampista Pasa; dalla Sambenedettese, per una cifra che si aggira sui due miliardi arrivano il centrocampista Di Fabio, l'ala Turrini e il centravanti Di Nicola; dalla Reggiana lo stopper Apolloni, per una cifra cospicua, un miliardo e trecento milioni. (Si dice, e pare confermato, che il Parma, nell'acquisto, si sia associato alla Sampdoria, pagando solo la metà). Ancora: i difensori Carboni (Empoli, 21 partite in A); Gambaro (Sampdoria, 18 partite in A), Impallomeni (Roma), Dondoni (Livorno); l'attaccante Osio (Empoli, 22 partite in A e 2 gol), oltre ai giovanissimi Magrini (18 anni, Siena), Di Già (19 anni, Inter primavera) e Esposito (16 anni, centrocampista, dal Valdiano, C2), Pullo (difensore, Milan primavera) e Sotgia (attaccante, 18 anni, Olbia).

Il tecnico cecoslovacco fa giocare la squadra in un modo inedito: in pratica non esiste il libero fisso, tutti i difensori in linea, solo saltuariamente qualcuno chiude un po' più arretrato, ma tocca soprattutto al portiere Ferrari prodursi in un ruolo — quello di libero — mai svolto da nessun altro collega in nessuna squadra. Il gioco diverte: i giovani sembrano assimilare bene le idee di Zeman e fin dal ritiro di Tizzano arrivano segnali che inducono ad una certa fiducia. La prima amichevole con la Reggiana al Tardini (perduta per 2-1 dai gialloblù) innesta qualche dubbio sulla spregiudicatezza della tattica, supportata anche dall'esasperato ricorso al fuorigioco.
Però, le successive prestazioni riportano non solo credibilità ma anche entusiasmo, se non addirittura euforia. Quando poi la squadra gialloblù, messa sotto la Roma, supera (2-1) anche il Real Madrid — venuto a Parma per diretto intervento dello sponsor Calisto Tanzi — in un'indimenticabile serata post-ferragostana al Tardini, i sogni non trovano più confini: spaziano davvero nell'infinito. E' precampionato, con tutte le riserve che si impongono: ma questo Parma che, subito dopo avere battuto i madrileni, si qualifica per gli ottavi di finale della Coppa Italia andando a vincere (sia pure ai rigori) a San Siro contro il Milan di Sacchi, fa veramente gridare al miracolo. La serie A, ormai, per gli sportivi, può ritenersi a portata di mano: anche i giornali nazionali, insieme con i tecnici più autorevoli, indicano nella giovane pattuglia gialloblù una delle compagini favorite.

Il campionato però ridimensiona implacabilmente velleità e ambizioni. La tattica di Zeman — sulla quale incidono in negativo le infelici prestazioni, volta a volta, di vari titolari — si dimostra sostanzialmente disastrosa in difesa e poco redditizia in attacco. Alla settima partita (sconfitta a Bologna per 3-1), il Parma ha solo 4 punti in classifica, è a meno sette in media inglese; 5 gol fatti, 11 subiti. Il momento è brutto, gli sportivi non nascondono la loro delusione. È un periodo molto delicato, che i massimi dirigenti gialloblù affrontano con decisione, sollevando dall'incarico Zeman.
Arriva Giampietro Vitali, 47 anni, uomo di categoria, che ha già guidato Pisa, Lucchese, Empoli, Perugia, Varese, Sambenedettese e Campobasso. Un tecnico che, in una esperienza ormai relativamente lunga, ha già sperimentato anche la zona, ma che, nei momenti più difficili, guidando squadre in difficoltà di classifica, preferisce il vecchio e mai ripudiato gioco all'italiana, all'insegna cioè del "primo non prenderle".
Ma Ceresini e Sogliano non si fermano qui. Evidentemente preoccupati di non rovinare l'immagine di un Parma giovane e brillante; di non deludere le attese degli sportivi e anche di fare bella figura di fronte al nuovo sponsor, procedono ad una massiccia campagna di rafforzamento della squadra. Il neo-allenatore Vitali si trova così a poter disporre del centrocampista Patrizio Sala, 32 anni, 8 volte nazionale di A e 6 di B, lunga esperienza nella massima serie; del difensore Alberto Rivolta, 20 anni, dall'Inter, con varie presenze in prima squadra; del libero Minotti, 20 anni, dal Cesena (al quale viene passato Impallomeni, che non si trova bene a Parma); dell'attaccante Baiano, 20 anni, dall'Empoli, 26 partite in A, due gol, oltre che del giovane difensore Di Dio 19 anni, dal Siracusa. Per contro, se ne sono già andati Susic e Di Fabio, entrambi al Messina.

Vitali può schierare una formazione più calibrata, come tattica e come individualità, rispetto a Zeman. L'esordio è brillante: un secco 3-0 al Piacenza, al momento compagine di alta classifica. Si capisce comunque che le cose stanno cambiando e lo capisce il pubblico, che continua a seguire la squadra, dopo avere dimostrato il proprio gradimento in sede di campagna abbonamenti, sottoscritta con oltre un miliardo di lire.
E mentre la società vive il difficile momento del trapasso da Zeman a Vitali, arriva la notizia di un importante riconoscimento per il presidente Ceresini: la sua elezione a consigliere nazionale della FIGC, una carica prestigiosa, che testimonia della considerazione e della stima, in ambito nazionale, per l'uomo e per la società. È stato lo stesso neo-presidente federale on. Matarrese a volere al suo fianco Ceresini, dopo averne conosciuto e apprezzato — in sede di Lega professionisti, di cui il massimo dirigente gialloblù era consigliere — le non comuni qualità manageriali e umane.
L'investitura ufficiale avviene a Roma, proprio il giorno in cui il Parma, appena affidato a Vitali, deve vedersela con il Piacenza. Un netto successo che il pubblico si gode dagli spalti e Ceresini, via telefono, a Roma nella sede FIGC.

Le incertezze dei singoli — già deleterie per Zeman — si ripetono anche con Giampietro Vitali, il quale perde a Udine la sua prima partita sulla panchina del Parma, per un errore del portiere. Un avvio davvero sfortunato per il bravo Ferrari, che si vede, a questo punto, retrocesso alla panchina, perchè la Società procede all'acquisto di un estremo difensore di notevole caratura, come il genoano Cervone.
Come si vede, un susseguirsi di novità e di sorprese, ma non è ancora finita. Infatti mentre la squadra sta assimilando molto bene la cura Vitali e risale posizioni in classifica, ecco un'autentica bomba: a metà Dicembre, poco prima della trasferta di Padova, si sparge la voce che Riccardo Sogliano sta per lasciare il Parma. L'indiscrezione trova conferma proprio a Padova, dove la squadra di Vitali conquista un meritato 1-1, per bocca dello stesso presidente gialloblù Ceresini. L'indomani, lunedì 14 Dicembre, l'ex direttore generale viene presentato ufficialmente dalla sua nuova società, il Genoa. La notizia lascia allibiti gli sportivi parmigiani, i quali, in mancanza di spiegazioni ufficiali da parte degli interessati, si lasciano andare alle più varie interpretazioni. Sia come sia bisogna riconoscere a Sogliano il merito di un lavoro intelligente e proficuo, prolungatosi per cinque anni e mezzo, e decisivo per una brillante riqualificazione della società a livello nazionale. Grazie a Sogliano, dunque, ma, per fortuna, rimane Ernesto Ceresini. Molto pertinente, in proposito, quello che lo stesso Sogliano ha affermato in più occasioni: "Io posso essere tranquillamente sostituito: solo Ceresini non ha alternative di uguale livello. Quindi, tenetevelo stretto". Un riconoscimento leale.

S'inizia quindi il post-Sogliano con gli inserimenti di Ottobre, il Parma cambia marcia e raggiunge ben presto la zona salvezza. Alla fine del girone di andata, ha raccolto 19 punti, il che equivale a dire che Giampietro Vitali, in dodici gare (le altre erano state di pertinenza di Zeman) ha totalizzato 15 punti, con quattro vittorie, 7 pareggi e una sconfitta (a Udine): 14 le reti segnate, 6 le subite.
Il modulo di gioco introdotto dal nuovo allenatore è sicuramente efficace, ma non offre molto spazio allo spettacolo: ogni partita è impostata a seconda della formazione e degli schemi avversari, per cui ne sortiscono partite molto interessanti tatticamente ma meno come vivacità di gioco.
Il pubblico avverte soprattutto lo stridore rispetto al precedente campionato e anche a certe impostazioni dello stesso Zeman, ma quei 15 punti in 12 partite, che hanno permesso di girare con appena un punto in meno rispetto a Sacchi, lasciano qualche speranza per una classifica interessante in direzione serie A... In fondo, si dice, Sacchi giocando bene, ha perduto una promozione a 43 punti (sia pure con spareggi), quota raggiungibile con la media tenuta da Vitali: per cui, anche se si è perduto qualcosa in qualità, l'importante è guardare al sodo, alla classifica. E rinascono speranze.

Purtroppo, la squadra non mantiene lo stesso ritmo, collezionando molti pareggi, perde quota e alla fine di assesterà su 38 punti, con una classifica dignitosa soprattutto se si pensa al pessimo avvio: ma il pubblico non è soddisfatto. Ritorna ai rimpianti, anche se, sul piano dei numeri, Vitali ha fatto meglio del suo predecessore. Sacchi, infatti, finito al Milan, aveva realizzato 40 punti su 38 partite, con una media di 1.05 punti a gara; il successore, dal momento della chiamata alla guida della squadra, cioè in 31 gare, 34 punti, vale a dire 1.09. Ma questo non basta a convincere una platea partita con molte illusioni, come dimostra la media presenze molto elevata al Tardini. Intanto, quasi tremila gli abbonati, con una quota-partita di incasso di quasi 63 milioni. In più, nei diciannove appuntamenti del campionato si sono registrate, complessivamente, altre 140 mila presenze per un totale di circa 192 mila spettatori, con una media domenicale di 10.140 circa. Un record, che non sarà battuto neanche due anni dopo quando il Parma di Nevio Scala raggiungerà la serie A, con una media spettatori di 10.035.

Sul piano tecnico, gli uomini di maggior rendimento si rivelano Apolloni, Minotti, Fiorin, Turrini, Gambaro, Zannoni, ma prezioso anche l'apporto di Cervone, portiere di sicura affidabilità, e, su motivazioni diverse, di Patrizio Sala, uomo d'ordine che, seppure senza il carisma del regista, lega bene i reparti con la sua presenza.
Sfortunato Rivolta, infortunatosi presto, e in sordina il rientro di Alessandro Melli, dopo il gravissimo infortunio della stagione precedente a Pisa.
Una notazione negativa nel contesto della stagione: il ritorno da parte della società alla sostituzione dell'allenatore. Con Sacchi si era sperato che il ballo annuale dei tecnici fosse finalmente finito: e invece Zeman non era durato che sette partite, chiaramente un lasso di tempo troppo breve per accertare fondatamente le capacità di un professionista molto esposto a rischi e pericoli.
Ad ogni modo, il Parma interrompe la triste altalena fra C e B: già in due precedenti occasioni era retrocesso subito al primo impatto dopo la promozione.
Adesso, invece, si va al terzo anno consecutivo in B. Qualcosa, evidentemente, sta mutando.

(tratto dal libro "Tutto il Parma minuto per minuto")

 

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