Lo stadio "Ennio Tardini"


Ennio Tardini
Nacque a Parma nel 1879, dove si laureò in Giurisprudenza. Avvocato con una sfrenata passione per lo sport, si impegnò anche in politica grazie ai suoi sentimenti liberali. Fu l'animatore del grande sciopero agrario del 1908, preludio alle battaglie sindacali che, dal 1919 al 1921, precedettero i patti agrari.

Sedette sui banchi del Consiglio comunale cittadino durante l'amministrazione Lusignani. Il suo infinito interesse per le vicende sportive cittadine lo fece essere in prima linea come uomo che volle donare alla città impianti dove praticare diverse discipline.

Fu sua l'idea di costruire la palestra “Umberto I” nell'Oltretorrente e, soprattutto, fu suo il progetto dello stadio di calcio che ancora oggi porta il suo nome. Ennio Tardini morì il 16 agosto 1923 senza vedere quest'opera completata.

 

CARTA DI IDENTITA'

Nome: "Ennio Tardini", costruito nel 1923
Indirizzo: Viale Partigiani d'Italia, 1
Capienza: 27.906 spettatori circa
Segni particolari: è la casa dei crociati dal campionato 1924-1925

 

MAPPA DEI POSTI

La disposizione dei posti dello stadio Tardini
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La storia dello stadio "Ennio Tardini" di Parma (1923)

Ingresso principale del Tardini

LA NASCITA DEL CALCIO A PARMA

Si potrebbe far risalire l'inizio della storia del calcio a Parma al 1911 sullo sfondo di Piazza d'Armi un terreno duro e sassoso, rubato al torrente tra il 1845 ed il 1847 in seguito alla costruzione del tratto Sud del Lungoparma e un manipolo di studenti intenti a buttare il pallone in "porte" improvvisate.
Il primo grande match dell'epoca fu disputato fra la cittadina "Pro Verdi" e la "Juventus" dì Salsomaggiore. La cronaca di questo primo incontro registrava una temperatura di 34 gradi, un pallone ripetutamente afflosciato, molte ginocchia grattate dal ghiaietto e una invasione di campo da parte dei 37(!) spettatori e infine un goal a favore degli ospiti.

Nel 1913 il Comitato dei festeggiamenti per il Centenario Verdiano organizzava a Parma un torneo di football per la disputa della "Coppa Verdi".
La società Lento Club decideva allora di partecipare "inventando" una squadra con i ragazzi della Piazza d'Armi. Le giovani forze cittadine vennero piegate nella prima partita di eliminazione: l'amarezza della sconfitta rinsaldò però la volontà e contribuì a riunire i buoni elementi sparsi per la città. E' alla fine del 1913 che in una adunanza tenuta in via Saffi, presenti undici giovani aspiranti calciatori, vennero gettate le basi del Parma Football Club.

Col sorgere della nuova compagine, che aveva ottenuto su tenue prezzo l'uso del terreno di proprietà Campanini a Barriera Vittorio Emanuele, la Società "Pro Verdi" venne sciolta e gli elementi della squadra, nonché numerosi soci e appassionati, passarono in massa al Parma.
La passione dilagava, ma la vendita del terreno per uso fabbricabile gettò in crisi il neonato Club. La Piazza d'Armi raccolse ancora una volta i giovani atleti, ma per poco tempo: il campo chiamato dei «tre pioppi» venne provvisoriamente ceduto agli atleti cittadini.
Fu il primo terreno da gioco relativamente cintato e dopo un inverno di preparazione gli spettatori furono ammessi ad assistere alla prima partita (contro il Reggio F.C.) dietro pagamento di un biglietto.

L'entrata dell'Italia nel primo conflitto mondiale sconvolse le file crociate: nove giocatori su undici partiranno per il fronte e molti non avrebbero fatto ritorno.
Nei primi mesi del 1919, dopo anni di incontri dilettanteschi, si ricostituì la squadra che riuscì a coagulare attenzione e interesse a livello cittadino.
Ennio Tardini (vedi riquadro in alto), parmigiano, avvocato e sportivo, divenuto nel 1922 presidente del Parma Football Club, concepì ed attuò "l'ardito progetto" di un nuovo campo polisportivo da realizzare nell'area che allora si diceva del Castelletto, poco oltre il Casino Petitot, al termine dello Stradone.
Sua l'idea di suggerire un tema strettamente legato all'attualità del momento per il concorso nazionale per il Premio triennale di architettura "Rizzardi-Pollini" bandito nel febbraio 1922: "Sistemazione architettonica di un campo sportivo per la città di Parma".

I PRIMI PROGETTI PER LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO STADIO

Il premio era unico, ma nel settembre di quello stesso anno la commissione lo assegnava in parti uguali a due progetti, entrambi elaborati da architetti attivi in area parmense: Anton Atanasio Soldati (1896-1953), poi caposcuola dell'astrattismo geometrico e Riccardo Bartolomasi, modenese di nascita, futuro progettista (1927) dell'Asilo-Monumento ai Caduti in guerra di San Lazzaro parmense.

Il progetto redatto da Atanasio Soldati era caratterizzato dalla "ricerca della massima semplicità architettonica unita alla maestosità mediata dalla iconografia classica greca di statue e bassorilievi".
Nel corpo centrale dello stadio, in cui si apriva l'ingresso monumentale al campo sportivo, si elevavano alti pennacchi destinati a sostenere cavalli in corsa e, nello stesso corpo centrale, tre Vittorie alate sostenevano una corona di alloro per i vincitori.
Ai lati dell'ingresso erano stati collocati gli stemmi della rappresentanza dei Comuni, e tutto intorno si stendeva un muro perimetrale scandito da riquadrature nelle quali aquile di bronzo esaltavano la velocità ed il volo.
Alla base del muro e per tutto il suo perimetro di metri 150x100 una corona di anelli rappresentava l'invito all'Unione. Sulla fronte principale, ai lati dell'ingresso monumentale, si aprivano due ingressi per i veicoli.
La tribuna, posta alla sinistra dell'ingresso, era definita da un doppio livello della gradinata: quella superiore per le Autorità e l'inferiore per la giuria.
Fra il primo ed il secondo piano una balaustra di riquadri rettangolari presentava diversi fregi simbolici tesi ad esaltare lo sport, il premio e la vittoria.
Si trattava di un progetto dagli evidenti richiami allo stile dinamico e "verticale" dell'architetto Antonio Sant'Elia (1888-1916), ma incrostato da una ricca decorazione plastica dai chiari rimandi simbolici.

Su tutt'altro registro si muoveva il progetto elaborato da Riccardo Bartolomasi, ubicato a Sud-Est di Parma, fra il viale Umberto I (lo Stradone) e la Cittadella”, definito da un “vivace spirito di praticità e conforme alle esigenze moderne”, e impe­gnato a definire una razionale disposizione dei locali di servizio all'attività sportiva. Infatti, nell'edificio di ingresso, posto centralmente ad uno dei due lati maggiori del campo, veniva alloggiata “una palestra ad uso di skatinaggio”, collegata ai locali per la presidenza, la segreteria e la contabi­lità degli ingressi, uno spogliatoio, locali massaggi, un posto di assistenza e medicazione, bagni e servizi igienici, sala stampa con telefono e camera oscura per i fotografi. Inoltre, negli angoli del recinto, erano collocati piccoli edifici di servizio per buffet, spogliatoi per le squadre ginniche, docce, servizi e magazzini per gli attrezzi sportivi. Ai lati del corpo centrale, ed in linea con questo, era prevista la costruzione di due tribune, parallele a quella, di più ampie proporzioni, sul lato oppo­sto, "destinandovi il pianterreno a rimessa veicoli, ufficio biglietti e rifugio in caso di pioggia". Nei limiti regolamentari, Bartolomasi aveva previsto la creazione di una pista di atletica di forma ellittica e, centralmente a questa, il campo da gioco per il calcio. Gli elaborati del Premio nazionale di architettura avevano certamente suggerito congrue soluzioni per la realizzazione del campo sportivo di Parma.

Ma, come spesso accade, nessuno dei vincitori avrebbe effettivamente visto realizzata la sua opera.

Progetto di Atanasio Soldati
Il progetto di Atanasio Soldati
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Progetto di Riccardo Bartolomasi
Il progetto di Riccardo Bartolomasi
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Progetti di Ettore Leoni
Progetti di Ettore Leoni:
L'arco trionfale di ingresso
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Foto del Tardini: anni '30
Foto del Tardini: anni '30
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Foto del Tardini: anni '30-'50
Foto del Tardini: anni '30-'50
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Foto del Tardini: anni '30-'60
Foto del Tardini: anni '30-'60
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IL PROGETTO DI ETTORE LEONI: INIZIA LA COSTRUZIONE DEL "TARDINI"

Sarebbe toccato all'architetto Ettore Leoni (1886-1968) stendere il progetto definitivo per il nuovo stadio. “Professionista di solida preparazione, attento alle imprese costruttive di altri Paesi e ai movimenti che, soprattutto in Francia e Germania, tenevano vivo il dibattito sull'architettura, Leoni fissò le linee del suo progetto impostando l'ingresso allo stadio come blocco murario traforato da quattro fornici. A questo sono collegate basse cortine cuspidate raccordanti le palazzine terminali destinate alle funzioni interne dell'impianto sportivo». Il progetto della nuova struttura è ampiamente documentato da prospetti, piante e sezioni dell’ingresso e degli spogliatoi, particolari e varianti del fronte dell'ingresso monumentale conservati nell'Archivio Storico Comunale e dalla ricca documentazione che consente di ricostruirne le vicende burocratiche e costruttive.

Nel gennaio 1922, “nell'intento di fornire la Società del Parma Football Club per l'opera altamente utile che va compiendo nell'interesse dell'educazione fisica, e allo scopo di concorrere nelle spese di sistemazione di un nuovo campo gioco dalla stessa progettato nei prati ex Marchi al Castelletto", il Consiglio Comunale di Parma approvava in prima lettura la concessione alla società sportiva di un contributo di Lire 10.000.
Ma quel semplice contributo, al momento della seconda lettura della delibera, non sarebbe stato confermato con quelle modalità perché, grazie alle azioni dell'avvocato Tardini "successivamente, e cioè con deliberazione consiliare 17 febbraio 1922, ... autorizzandosi la vendita alla Società del Parma Fott Ball (sic) Club di un appezzamento di terreno di mq. 13/mila circa nei prati ex Marchi, valutato complessivamente Lire 163.000 dalla commissione di acquisti e vendite, l'Amministrazione Comunale - tenendo presenti i nobili scopi perseguiti dalla Società - decideva di applicare sull'importo globale del terreno, la riduzione di lire 1,00 per ogni mq di terreno e di defalcare altresì la suddetta somma di L 10/mila già deliberata in prima lettura a titolo di contributo, riducendo così l'importo effettivo da corrispondere al Comune a L 140/mila pagabili in diverse annualità".
Su tali basi sarebbe stato stipulato regolare atto di compromesso recante la data del 30 dicembre 1922.

Intanto, il 26 dicembre 1922, alle 16,30, dopo la vittoriosa (2-0) partita con la squadra del Reggio Emilia, veniva posta la prima pietra del nuovo campo polisportivo, alla presenza delle principali Autorità cittadine. Era toccato al sindaco Amedeo Passerini (1870-1932) murare con una cazzuola d'argento, recante lo stemma "FBC - Foot-Ball Club", il simbolico primo mattone.
Lo scrupoloso cronista riporterà sulla "Gazzetta" del 2 Gennaio alcuni particolari significativi: "... la costruzione importerà una spesa di 600.000 lire alla quale provvederanno gli enti cittadini che hanno liberamente espresso il desiderio di concorrervi. L'anziano Pellacini (consigliere comunale) ha offerto poi all'avvocato Tardini una medaglia d'oro a nome dei giocatori crociati".
Ma la dinamicità dell'avvocato Tardini non tardava ad individuare soluzioni più idonee e "nell'intento di meglio e più degnamente corrispondere alle esigenze dei numerosissimi iscritti e della cittadinanza che sempre più si interessa a tutti gli sports, la Società del Parma Fott Ball (sic) Club ha ultimamente acquistato a Barriera Vittorio Emanuele un vasto appezzamento [quasi 37.000 mq.] di terreno di proprietà della Società Immobiliare Parmense, per potere così, data la felice ubicazione del terreno stesso e la vicinanza alla città, dare attuazione all'importantissimo e geniale programma che si è proposto di educazione fisica e al tempo stesso di elevamento morale della gioventù".
Di conseguenza il Consiglio Comunale tornava ad occuparsi del Campo Sportivo e deliberava di accettare l'eventuale restituzione, da parte della Società sportiva, del terreno precedentemente cedutole e di concorrere alle spese di ricostruzione del nuovo campo polisportivo con un contributo di 75.000 lire da corrispondere in cinque anni a partire dal 1923, a condizione che fosse aggiunta alle disposizioni dello Statuto della Società la clausola per cui "qualora per qualsiasi ragione il Parma Fott Ball (sic) Club si sciogliesse o comunque cessasse di funzionare, il nuovo campo sportivo sorto con il contributo degli enti cittadini [passerà] ... in amministrazione agli stessi a mezzo di loro rappresentanti, in numero proporzionale all'entità del contributo dai singoli enti conferito".
Il contributo comunale sarebbe poi stato elevato a L 100.000 su proposta del consigliere Mario Vecchi (1873-1955), nella considerazione che "l'associazione polisportiva - della quale il Foot Ball Club è il centro - è istituzione aperta a tutti: chiunque, infatti, vi si può iscrivere con una tenue rata" ma soprattutto "perché l'iniziativa per un campo polisportivo porta vantaggio alla città stessa infatti queste gare, che tanto sono in voga ovunque, richiamano gente e sviluppano il commercio".
Morto il 16 agosto 1923, Tardini non potrà vedere l'opera compiuta, ma lo stadio, inaugurato di lì a pochi anni, è ancor oggi intitolato, con giusto merito, al suo nome.
Il progetto elaborato dall'architetto Leoni contemplava la costruzione di un muro di cinta per circa 800 metri di perimetro, di due fabbricati di accesso con uffici e locali di servizio, l'allestimento del campo di calcio vero e proprio e di una pista per biciclette al suo intorno; l'erezione di una tribuna coperta capace di 400 spettatori e di una palestra coperta per esercitazioni ginnastiche.
Il tutto perfettamente in linea con i "contenuti" proposti dall'architetto Bartolomasi.

Diverso era il confronto di tipo stilistico: infatti il grande portale dell'ingresso, sempre opera del Leoni, presenta - come ha sottolineato Gianni Capelli - sorprendenti analogie con lo Stadio Olimpico di Lione, costruito nel 1913-1916 su progetto del grande architetto e urbanista Tony Garnier (1869-1949). "Nel più levigato prototipo garneriano sono presenti tutti gli elementi che Leoni riuscirà ad organizzare. Gli stessi pilastri angolari sagomati presenti anche nella composizione di Garnier, innalzano, come a Parma, aste portabandiera. Ma nell'ingresso del Tardini i pinnacoli in muratura sono più solidi e numerosi: se ne contano otto anziché quattro e i prospetti, come le parti emergenti dal corpo di fabbrica, presentano spunti decorativi ispirati al gusto liberty".

Il Progettista incaricato, tuttavia, dovrà penare non poco per ottenere l'approvazione definitiva dell'Ufficio d'Arte del Comune - oggi Ufficio Tecnico - per l'importante struttura. Esistono, infatti, tre differenti versioni del progetto, tutte del 1923, la prima, respinta, datata 21 febbraio; la seconda in data 4 aprile per i fabbricati laterali, accolta e 26 aprile per l'ingresso, respinta, e finalmente la terza presentata il 31 maggio, che otteneva il regolare rilascio della concessione, risalente all'11 luglio di quell'anno, sottoscritta dal Commissario Prefettizio Giuseppe Rogges (1874->1930). nel frattempo subentrato al Passerini. Nel giro di un anno nella zona Sud-orientale della città, incuneato tra le attuali vie Torelli e Partigiani d'Italia, sorgeva l'importante struttura sportiva destinata a divenire teatro di significative competizioni. La squadra del Parma Football Club potrà così giocare nel nuovo stadio a partire dal campionato 1924-1925. Un torneo trionfale concluso con il primato in classifica (25 punti su 16 incontri) e l'ingresso nella divisione nazionale che più tardi diventerà la serie A a girone unico.

Superati gli anni terribili della guerra il Parma gioca in serie C dal 1949 al 1954, anno in cui accede alla serie cadetta nella quale milita fino al 1965. Nel frattempo già dal 1935 la pista ciclistica era stata trasformata per l'atletica con l'impiantito in terra rossa, e s'erano innalzate nuove tribune ed un moderno impianto di illuminazione notturna veniva installato dall'Azienda Elettrica Comunale nel 1954.
Ai limiti della recinzione si andava espandendo la città: numerosi edifici residenziali andavano ad occupare lo spazio circostante accerchiando in modo quasi soffocante l'impianto sportivo. Ogni ampliamento esterno sarebbe così risultato impraticabile.

LA RISTRUTTURAZIONE DEGLI ANNI '90

Nel 1970 la squadra cambia nome e fisionomia e diviene Parma Associazione Calcio S.p.A., alternando la propria partecipazione tra la serie C e B fino al 1990, quando arriva la promozione nella massima serie.

Lo stesso anno muore il presidente Ernesto Ceresini (1929-1990) e il pacchetto azionario passa a Calisto Tanzi. La primitiva struttura del "Tardini", con le integrazioni successive delle due ali poste ai lati della tribuna centrale poteva contenere 13.500 spettatori, ma con la promozione in serie A, tale quota era del tutto insufficiente, essendo richiesti per legge 30.000 posti a sedere. Iniziava così una lotta contro il tempo per individuare una soluzione idonea a risolvere il problema. A lungo sulle pagine della stampa locale si animava il dibattito sulla adattabilità del vecchio Polisportivo Tardini, come era intenzionata a fare l'Amministrazione Comunale, o sulla sua eventuale costruzione ex novo in altra zona della città, auspicata a più voci da ordini professionali e imprenditori.

Accantonata la proposta dell'impresa Ceci che prevedeva una permuta dell'area del Tardini da destinare, secondo il progetto dell'architetto Vincenzo Vernizzi, a zona residenziale con al centro una piscina si offriva una ulteriore possibilità di intervento. Un pool di imprese costituito da Bonatti, Ceci, Ceresini e Incisa presentava e illustrava il 14 giugno 1990 un progetto di "un nuovo stadio del calcio per la città di Parma da costruirsi nei pressi di Baganzola".
L'idea veniva definita "buona e meritevole d'attenzione" dall'Amministrazione Comunale, ma dopo tante incertezze si finiva col decidere, data la particolare situazione politica, "che la Giunta è in carica per l'ordinaria amministrazione e che pertanto la proposta inoltrata dalle imprese deve essere giocoforza inoltrata alla nuova Amministrazione". Tuttavia, dati i tempi tecnici, si rendeva necessario procedere comunque ad una decisione. Dopo interminabili dispute dentro e fuori la sala consigliare, nella votazione del 29 maggio 1991 risultava vincente la scelta finalizzata alla ristrutturazione e all'adeguamento del vecchio impianto. La trasformazione si sarebbe protratta, per stralci funzionali, dal 1991 fino al 1993. Il Consiglio Comunale del 20 dicembre 1993 approvava una ulteriore delibera relativa allo stadio e il Sindaco firmava la richiesta di finanziamento per 12 miliardi e 800 milioni per la ristrutturazione della tribuna Est in forza della Legge sui Mondiali '90 che dava la possibilità di accedere a mutui particolarmente vantaggiosi. La progettazione per la trasformazione dello stadio, opera degli architetti Stefano Della Santa, Italo Jemmi, Paolo Simonetti e dell'ing. Fabrizio Fabbri, iniziata nella primavera del 1991, doveva affrontare una serie cospicua di problematiche, legate ai flussi in entrata ed in uscita di migliaia di persone, al posizionamento dell'impianto entro un circuito abitativo, alla differenza volumetrica delle costruzioni circostanti lo stadio.

"Un altro problema importante - ricorda Paolo Simonetti - legato alla collocazione urbana dello stadio, risiedeva nel dare una risposta alla capienza richiesta di 30.000 posti a sedere, nel rispetto della sagoma disegnata dalla cortina edilizia circostante. Infatti la presenza di edifici, di varia altezza e distanza dai confini di proprietà, determinava una sagoma plano-altimetrica frastagliata che non poteva essere oltrepassata per rispettare le norme urbanistiche della visuale libera. Tale sagoma costituiva un grosso limite alla definizione di una tribuna che rispettasse la regola tecnica della curva di visibilità (necessaria ad una visuale ottimale del campo da gioco) e le norme di sicurezza per l'evacuazione dello stadio in caso di emergenza".

L'ingresso principale degli anni Venti, caratterizzato dalla recinzione e dal portale di ingresso monumentale, garantiva la conservazione dell'immagine storica consolidata e cara alla città, anteponendosi ad un percorso alberato interno al recinto per raggiungere l'edificio della tribuna principale, di più recente costruzione e privo di qualità architettoniche su cui si poteva intervenire, inglobandolo nelle nuove strutture per realizzare la più vasta "Tribuna Petitot", riorganizzata per ospitare, oltre alle nuove tribune divise in settori, i servizi di supporto al pubblico (bar, seirvizi igienici, telefoni, ...), le postazioni riservate alla stampa, gli spogliatoi e la palestra degli atleti, gli uffici della Società Sportiva e le sale stampa.
La facciata principale, dalla leggerissima curvatura stilisticamente pensata in dialogo col viale di accesso, si apre in un portico che ingloba una porzione delle preesistenti tribune, mantenendone la memoria, ma risponde anche all'esigenza, tutta funzionale, di collocare i tiranti di sostegno della copertura alla nuova tribuna - protesa per oltre trenta metri verso il campo da gioco a proteggere gli spettatori - indispensabili per controbilanciare, ancorati come sono ad una enorme zavorra interrata, il considerevole sbalzo delle travi metalliche.
Per allontanarsi il più possibile dagli edifici di corona allo stadio, l'anello delle tribune è stato avvicinato al campo da gioco, sacrificando così la gloriosa pista di atletica in terra rossa e creando, al suo posto, una fossa anti-invasione, (che ospita anche i servizi igienici ed i punti ristoro), pensata come passaggio obbligato di flusso prima della risalita capillare alle tribune.

"Lo stadio si adagia in questa maniera sul terreno quasi galleggiando su un cuscino d'aria che svolge la funzione di porta d'accesso, e i gradoni, disegnati dalla curva di visibilità e privi di corselli di distribuzione, che usualmente caratterizzano le tribune degli stadi, ma che avrebbero troppo dilatato l'organismo, oltrepassando il limite consentito verso i confini, disegnavano una cavea dolce e continua a racchiudere il campo da gioco".
Le tribune delle curve, "all'inglese", cioè con angolature a spicchi a raccordo dei lati corti del rettangolo di base, venivano realizzate nell'estate del 1992, seguendo gli stessi elementi strutturali e distributivi della "Tribuna Petitot", ma semplificando la costruzione e privando la struttura dei servizi riservati alla Società Sportiva. La tribuna dei distinti, prevista sul lato lungo opposto alla "Petitot" è rimasta sulla carta, in attesa che la vecchia tribuna esistente, realizzata dall'Amministrazione Comunale fra il 1985 ed il 1990 in cemento armato e quindi ampliata "provvisoriamente" con tubolari metallici da ponteggio, venga smantellata e si completi l'organismo secondo il progetto originario complessivo.

Dal punto di vista tecnico-costruttivo la "Tribuna Petitot" è costituita da un edificio su tre livelli che ospita al piano terreno gli spogliatoi per gli atleti; al primo piano gli uffici amministrativi e di rappresentanza del Parma Calcio con le varie sale stampa e i salotti di ricevimento, collegati alla tribuna d'onore e, al secondo piano, la sala di sorveglianza e di controllo della sicurezza e i servizi per le postazioni dei giornalisti.
La costruzione è lunga 103 metri, larga alla base 30 e alta 14. I solai e la facciata sono stati realizzati con strutture metalliche ancorate ai pilastri in cemento annato prefabbricato della tribuna. La facciata curvilinea, ventilata, è rivestita in lastre di fibrocemento, con infissi in alluminio e superfici vetrate a basso fattore solare.
Le strutture delle tribune sono in cemento armato: travi, pilastri e tegoli sono prefabbricati mentre gli interrati e le fondazioni sono state gettate in opera. Al termine dei lavori, realizzati dalle imprese Bonatti e ATI, la superficie totale dell'impianto è di 36.725 mq e lo stadio misura 105 x 65 metri. La nuova tribuna può contenere circa 8.000 posti, compresi i 348 della tribuna d'onore e i 148 della tribuna stampa. Le curve possono ospitare 7.500 spettatori cadauna e la vecchia tribuna distinti con il suo ampliamento "provvisorio" 7.000.
Nel 1997 l'impianto veniva omologato per 28.000 spettatori ma i posti fisici risultavano 29.200. A fine agosto 1997, in seguito alla posa dei sedili di un bel colore giallo brillante (già esistenti, rimossi per ragioni di sicurezza e quindi nuovamente collocati in base alla normativa Uefa), la capienza ufficiale dello Stadio Tardini veniva portata a 29.000 posti. Sempre nel 1997, a fianco della "Tribuna Petitot" veniva completata la nuova struttura dell'infermeria al servizio degli 8.000 posti del settore mentre sotto la tribuna centrale apriva il negozio "Emporium" per la vendita dei prodotti a marchio, e gli accessi per gli abbonati venivano dotati di lettori per tessera magnetica.
Nel 2000 veniva progettata una più consona sistemazione delle biglietterie, ubicate dinanzi all'ingresso monumentale, e la sistemazione della tribuna distinti con la creazione di un ristorante e punti di ristoro sotto le gradinate, in attesa di realizzazione.
Al di là dell'impegno profuso, degli ingenti investimenti e dei notevoli risultati raggiunti, restano, però, ancora irrisolti i problemi legati alla regolamentazione del traffico, ai parcheggi e alla gestione dell'ordine pubblico.


La Curva Nord
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Curva Sud - Stadio Tardini
La Curva Sud
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La Tribuna "Petitot"
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La Tribuna Est dal campo
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Un particolare della Tribuna Est
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I murales dei Boys (uno)
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I murales dei Boys (due)
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L'entrata del negozio Emporium
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( di Giancarlo Gonizzi - tratto da "I luoghi della Storia - Atlante topografico parmigiano")

Per leggere un riassunto della storia dello stadio Ennio Tardini, clicca qui